Pubblica e privata

Il primo tassello per la città della scienza

di Marco, Morino

La creazione nell'area Expo di un grande campus universitario con 18mila studenti e 1.800 ricercatori della Statale di Milano non è un punto d'arrivo ma di partenza. Il primo pilastro per la trasformazione del sito, che un anno fa aveva ospitato l'esposizione universale, in una vera e propria città della scienza. Per centrare questo obiettivo è necessario che a fianco del progetto dell'Università Statale di Milano si dia spazio alle aziende dell'hi-tech, alle start-up e alle multinazionali. Aziende del calibro di Bayer, Ibm, Nokia e Roche si sarebbero già dimostrate interessate a fare parte di questa città della scienza nell'area del post Expo. Sì, perché con le multinazionali pronte a scendere in campo il progetto del polo scientifico, una sorta di Silicon Valley alla milanese, potrebbe decollare più facilmente. Tra l'altro l'area è ben collegata sul piano dei trasporti e quindi per una sede di multinazionale sarebbe un luogo ideale. Ora l'area si è candidata a ospitare la sede dell'Agenzia europea del farmaco (Ema), ubicata a Londra ma che presto sarà costretta a traslocare dopo il referendum pro-Brexit. L'ambizione dell'area Expo deve essere quella di trasformarsi in un luogo dove bisogna esserci se si vuole essere nel luogo dei talenti innovativi. A quel punto sarebbe un successo enorme per tutta Milano, che si proporrebbe sulla scena internazionale come una delle nuove capitali della ricerca e del sapere.


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