Studenti e ricercatori

Università e start-up, se vince il dialogo

di Marco Magnani

Sono 15.926 i chilometri che dividono Parma e Shanghai. Già qualche anno fa, nel 2010, un veicolo senza pilota realizzato da un gruppo di ricercatori italiani, li ha percorsi in 100 giorni. Si tratta di un risultato importante in un settore che oggi è oggetto di attenzione da parte dei principali gruppi automobilistici ma anche di leader tecnologici globali come Google e Apple. Porter - questo il nome del veicolo senza conducente che ha attraversato 9 paesi - nasce nel Laboratorio di Visione Artificiale e Sistemi Intelligenti (VisLab), uno spin-off dell’Università di Parma diretto da Alberto Broggi, che da circa 15 anni si occupa dell’applicazione ai veicoli di tecniche e strumenti di visione artificiale per l’incremento della sicurezza stradale.

Ma l’aspetto più rilevante di questa vicenda non è l’innovazione tecnologica. E non è nemmeno l’operazione finanziaria con cui nel 2014 l’americana Ambarella ha acquisito VisLab per 30 milioni di euro. La vera sorpresa è che la startup e i suoi quasi 40 ingegneri sono rimasti a Parma anche dopo l’acquisizione. Ambarella, basata a Boston e quotata al Nasdaq di Wall Street, li avrebbe trasferiti volentieri negli Stati Uniti ma il Rettore Loris Borghi ha compreso l’importanza strategica per il suo Ateneo di trattenerli in Italia, all’interno del campus scientifico, a contatto con altri ricercatori, docenti e studenti.

Ne è nato un accordo, di quelli che nel mondo anglosassone sono definiti win-win, tra i fondatori di VisLab, i nuovi proprietari e l’Università. Tutte le parti coinvolte ne traggono beneficio. I primi rimangono a Parma con le loro famiglie, i secondi ottengono infrastrutture utili per la crescita dell’impresa, l’Università trattiene al proprio interno un importante catalizzatore d’innovazione. L’accordo consente inoltre all’Università di cercare di costruire attorno a questa best practice un polo di ricerca hi-tech del settore automotive, attirando investimenti privati, facilitando la nascita di altre startup e attraendo ricercatori italiani e stranieri. La contaminazione potrebbe estendersi ad altri settori, creando un circolo virtuoso. Già oggi nel campus di Parma sono sorte altre startup nel settore energetico e agroalimentare che collaborano attivamente con la ricerca dei dipartimenti. Il caso di VisLab, come molti altri emersi in questi anni in diversi settori e varie parti d’Italia, è interessante per alcuni motivi. Ne sottolineiamo tre.

Primo. Conferma che la collaborazione tra università e privati può generare benefici per entrambi. Troppo spesso atenei e imprese italiane mostrano di essere incapaci di superare le barriere culturali e le reciproche diffidenze. Le università temono che accettare i finanziamenti privati possa compromettere la loro indipendenza. Le aziende non hanno rispetto per metodi e tempi della ricerca universitaria. Occorre invece abbassare i ponti levatoi tra università e imprese. Una cooperazione leale aiuta la crescita delle une e delle altre. E, aspetto non secondario, anche quella degli studenti.

Secondo. Suggerisce che il circolo virtuoso tra startup e ricerca può iniziare anche al di fuori dei Parchi Scientifici e Tecnologici (PST), la cui esperienza in Italia ha dato risultati misti. In alcuni casi, infatti, i “parchi” sono luoghi d'incontro per idee e persone, sorti nel contesto economico giusto, ben gestiti e catalizzatore di sviluppo per tutto il territorio.

In altre circostanze ciò non si è verificato per cause molteplici ma spesso collegate a problemi quali un'impostazione calata dall'alto e non invece emersa dalle reali esigenze e vocazioni dei territori, la politicizzazione degli enti preposti alla gestione, la scarsa trasparenza nella gestione delle risorse, l'eccessiva burocrazia.

Terzo. Dimostra che la chiave fondamentale di crescita di un territorio nelle economie avanzate è la sua capacità di attrarre e trattenere capitale, finanziario e umano. Meno importante è se investimenti e cervelli siano italiani o stranieri. L'importante è che arricchiscano il territorio e ne stimolino la crescita. La provincia italiana è ricca di casi come VisLab. Se vogliamo tornare a crescere è importante scoprirli e valorizzarli.


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