Studenti e ricercatori

No tax area nelle università, dalla Camera ok alla mozione Pd

S
2
4Contenuto esclusivo S24

Fa un passo avanti il progetto del governo di prevedere una no tax area nelle università per gli studenti con i redditi più bassi. Ieri l’Aula della Camera ha infatti approvato una mozione unitaria Pd - con la prima firma della deputata Manuela Ghizzoni - che impegna l’Esecutivo a riformare il modello di contribuzione studentesca, fissando limiti di reddito sotto i quali rendere gli studi gratuiti e rivedendo il modello di calcolo del costo standard dello studente. Misure che puntano a frenare l’emorragia di immatricolazioni e gli abbandoni precoci, per riportare le performance degli atenei italiani più vicine agli standard Ue.

Le novità
La mozione propone di rendere esenti dal pagamento delle tasse universitari tutti gli studenti con un Isee al di sotto di una determinata soglia - nei mesi scorsi si ragionava su una forbice che va dagli 11mila ai 15mila euro - ma anche di stabilire incentivi sopra la no tax area per venire incontro ai redditi più bassi. Le risorse per finanziare questa operazione - reintregrando i mancati introiti degli atenei - arriveranno da un fondo ad hoc da introdurre nell’Ffo (Fondo di finanziamento ordinario delle università). La mozione chiede poi la definitiva stabilizzazione del fondo integrativo per il diritto allo studio da 55 milioni di euro previsto per il 2016 dall’ultima legge di stabilità, «come primo passo - si legge nel testo - per consolidare il diritto allo studio universitario e garantire la borsa di studio a tutti gli idonei, con l’obiettivo di una crescita graduale del fondo per raggiungere almeno i valori medi europei».
Altro impegno per il Governo è quello di aggiornare il modello di calcolo del costo standard dello studente, vale a dire di uno degli indicatori in base ai quali vengono assegnati i fondi alle università. Secondo la mozione Pd, è necessario aggiornare il cosiddetto «addendo perequativo» per tenere meglio conto dei differenti contesti economici, strutturali e territoriali in cui operano le università, ma serve anche «ponderare con maggiore gradualità» il numero di studenti (regolari, in ritardo e part time) e aggiornare le dimensioni ottimali dei corsi di studio rispetto ai corsi di laurea, al contesto territoriale e alle tipologie di studenti.


© RIPRODUZIONE RISERVATA