Studenti e ricercatori

Oxford prima al mondo, Pisa svetta in Italia con Normale e Sant’Anna, inseguono Bologna, Polimi e Trento

di Marzio Bartoloni

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Oxford, una delle più antiche università al mondo, riconquista la prima posizione scalzando l’americana Caltech. Le prime dieci posizioni - a parte l’eccezione della Svizzera con l’Eth di Zurigo - sono occupate dai più noti atenei inglesi e americani. Cresce la presenza delle università cinesi (2 entrano tra le top 50). Le italiane restano più indietro con Pisa che detiene il primato italiano con la Normale, seguita dal Sant’Anna. A poca distanza inseguono Bologna, Politecnico di Milano e Trento. Questa l’ultima fotografia delle performance accademiche scattata dalla rivista «The Times» .

Le università top
Come ogni anno, «The Times» ha stilato la lista delle 200 migliori università del mondo, una selezione realizzata tenendo conto di diversi fattori tra cui qualità dell’istruzione, il livello della ricerca, l’apertura all’internazionalizzazione, il numero di studenti stranieri, la competenza dello staff, i servizi, ecc. Il «World University Ranking 2016» prende in esame 980 università (erano 800 nel 2015) distribuite in 79 paesi di tutto il mondo. La novità dell’anno viene da Oxford che ha conquistato la vetta della classifica scalzando il California Institute of Technology che aveva inanellato un primato quinquennale. Dopo la Caltech, Stanford University, l’università di Cambridge e il Massachusetts Institute of Technology completano la top five. La top ten è completata da Harvard, Priceton, Imperial college di Londra, Eth di Zurigo - unico ateneo a spezzare il predominio inglese e americano - e l’americana Berkley. Tra le altre novità si segnala il fatto che per la prima volta due università cinesi entrano nella top 50. Si tratta della Peking University e della Tsinghua University che si classificano t rispettivamente al 35esimo e 43esimo posto. La Cina conquista poi altre 7 posizioni all’interno della top 200. L’ateneo asiatico più in alto in classifica resta quello di Singapore al 24esimo posto.

Le performance italiane
L’Italia resta come sempre più indietro: sono solo due gli atenei nella top 200 (ben oltre la centesima posizione) ed entrambi di Pisa . Si tratta della Scuola Normale di Pisa al 137esimo posto (l’anno scorso era 112esima) e la Scuola superiore Sant’Anna (appunto sempre a Pisa) al 190esimo (nel 2015 era 180).A fronte di un aumento degli atenei di ogni ordine dimensionale coinvolti nel ranking (39 per l’attuale, erano 34 nell'edizione precedente) il nostro Paese - come Francia e Spagna - ha perso un rappresentate nella top 200. Oltre la 200esima posizione tra le università italiane si segnalano le buone performance di Bologna, Politecnico di Milano e Trento (tutte fra la posizione 201 e 250). Ci sono poi la Libera Università di Bolzano e la Sapienza di Roma (entrambe tra 251 e 300) e ancora Padova, Pavia e Milano (tutte e tre tra 301 e 350). Seguono le altre università italiane prese in considerazione dal ranking. La Germania fa molto meglio di noi con 22 atenei nella top 200, così come la Francia con 4 università. Mentre la Spagna piazza come noi con 2 atenei tra i primi 200.

Le reazioni dei due atenei pisani
«La Scuola Normale è giudicata la prima università italiana secondo la World University Ranking e tra le prime cento in Europa. Ma non è solo questo dato che ci conforta», rileva in una nota il neoeletto direttore della Normale, Vincenzo Barone. «Nell'ultimo bando Prin 2015 - ha aggiunto - con otto coordinatori nazionali e cinque coordinatori locali la Scuola Normale Superiore dà ancora una volta prova della propria eccellenza scientifica, ma anche della ricchezza e complessità del proprio panorama culturale». «In un confronto con gli altri atenei italiani - conclude il Magnifico della Normale - a fronte di una probabilità di successo media inferiore all'8% (circa 300 progetti finanziati su oltre 4000 presentati), quella della Scuola si attesta sul 40% (8 progetti finanziati su 20 presentati con coordinatore nazionale)». Soddisfatto anche il rettore della Scuola Sant’Anna, Pierdomenico Perata, per il quale sebbene l’Italia sia «il Paese europeo con i minori investimenti in ricerca», «il nostro sistema di formazione e ricerca ha confermato di essere competitivo». Ma è altrettanto chiaro, ha aggiunto, che la ricerca italiana ha bisogno di finanziamenti basati sul merito: «Già oggi - ha osservato - il Sant’Anna di Pisa ottiene una parte considerevole dei propri finanziamenti da fonti non statali, unica strategia oggi possibile per mantenere una buona competitività internazionale». Secondo Perata la classifica «conferma che scegliere dove investire è una scelta che paga».

L’attendibilità del ranking
Il ranking, spiegano alcuni osservatori, ha visto consolidare negli anni la sua attendibilità, tanto da essere considerato uno di quelli che “fanno testo”, grazie alla metodologia e al fatto che, per essere presi in considerazione, gli atenei devono sottostare a una serie di rigidi requisiti, preliminari alla valutazione. A esempio, è necessario presentare almeno 200 pubblicazioni censite nella banca dati “Scopus”, riferite agli ultimi cinque anni, per un totale di mille pubblicazioni. Per la prima volta, per il ranking 2016, sono stati inclusi nella valutazione anche oltre 500mila libri, insieme a 11.9 milioni di articoli scientifici e più di 56 milioni di citazioni. L’attendibilità del «World University Ranking 2016» di Times Higher Education, che si definisce «l’unico prodotto e verificato da analisti indipendenti», deriverebbe anche dall’aver reso comparabili dati riferiti a Paesi con contesti e sistemi universitari differenti. I dati sul volume dei finanziamenti – per fare un altro esempio - sono stati rapportati al potere d’acquisto nel Paese. Tale metodologia, ormai consolidata e replicata per ogni edizione, offre la possibilità di fare paragoni che, con gli anni, indicano linee di tendenza e disegnano scenari.


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