Studenti e ricercatori

Post-Expo, si riaccende lo scontro sullo Human Technopole

di Giovanna Mancini

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Non c’è pace per il progetto dello Human Technopole, il polo di ricerca avanzata sulle scienze umane che, nei piani del Governo, dovrà sorgere all’interno dell’ex area Expo a Milano. A riaccendere le polemiche sul metodo adottato dal Governo per la sua realizzazione (un metodo “Top Down” che ha individuato nell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova il capofila del progetto) è stato un intervento dul tema della senatrice Elena Cattaneo durante un convegno sul finanziamento pubblico alla ricerca organizzato venerdì scorso all’Università Statale di Milano.

«Ne faccio una questione di metodo e non di merito – ha spiegato la senatrice, ribadendo le critiche già mosse lo scorso febbraio e poi contenute in un documento depositato in Senato lo scorso 4 maggio –. Non contesto il progetto in sé di un Tecnopolo sulle scienze umane, anzi, ma il metodo, improvvisato e discrezionale, utilizzato dal Governo per identificare il soggetto che deve mettere a punto e gestire il progetto, in assenza di gare e quindi di competizione, che è il sale della ricerca. Accordandogli 80 milioni per gestirlo». Per progetti di questo genere, ha aggiunto la senatrice, servono bandi internazionali, «l’unico modo per massimizzare gli investimenti in ricerca. Il tempo per raddrizzare le cose c’è. Spero che il Governo decida di ripensare lo schema e di fare una gara sul Tecnopolo».Anche il rettore della Statale, Gianluca Vago — che insieme ai rettori dell’Università Bicocca e del Politecnico di Milano e all’Iit fa parte del coordinamento che ha seguito la messa a punto del piano per il Tecnopolo presentato al Governo lo scorso febbraio – ha precisato ieri che «serve un segnale di discontinuità gestionale rispetto al modello iniziale». Vago auspica la creazione di un organismo “terzo”, giuridicamente riconosciuto, che riceva e gestisca i fondi governativi. «Se la struttura rimane quella attuale, noi ci chiamiamo fuori», ha concluso.

Smussa i toni della polemica Robero Cingolani, direttore scientifico dell’Iit, dicendosi aperto non solo al confronto, ma anche a fare un passo indietro nel caso il Governo decidesse di creare un ente o soggetto giuridico terzo per gestire il Tecnopolo. «Sono stato chiamato dallo Stato a fare un progetto e l’ho fatto – spiega Cingolani –. Attendiamo a breve le valutazioni da parte degli esperti internazionali interpellati dal Ministero per la Ricerca, poi recepiremo le osservazioni e presenteremo il masterplan definitivo. Io mi fermo lì. Poi decideranno il Governo e il Parlamento quale governance serva e a chi affidarla». Tuttavia, non ci sta a sentir gettare fango sull’istituto che dirige: «Ho il dovere morale di difendere l’Iit e le persone che ci lavorano – dice Cingolani –. Ci hanno accusati di aver ricevuto finanziamenti (80 milioni stanziati dal decreto Happy Days, ndr) che invece non sono a bilancio dell’Iit, ma andranno a chi gestirà il progetto. Ci hanno accusati di opacità e invece i nostri conti sono trasparenti e pubblici». Proprio ieri, l’Iit ha reso disponibile sul suo sito una replica punto per punto al documento presentato dalla senatrice Cattaneo. Tuttavia, precisa Cingolani, «Risponderò ufficialmente nelle sedi istituzionali adatte: ho già chiesto una audizione alle Camere e siamo in attesa di convocazione».


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