Studenti e ricercatori

Così il Regno Unito dopo Brexit rischia di perdere il primato nella ricerca e nell’accademia

di Marzio Bartoloni

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C’è un primato molto ambito e prezioso che la Brexit potrebbe presto togliere agli inglesi. Quello di essere il paradiso europeo della ricerca e dell’accademia con il record di fondi europei conquistati per la R&S, in gioco ci sono almeno un miliardo l’anno per fare innovazione che Londra potrebbe perdere. Non solo, oggi il Regno Unito rappresenta la meta più gettonata da migliaia di cervelli oltre che da 150mila studenti che ogni anno dall’Ue scelgono i prestigiosi atenei d’Oltremanica per i loro studi. Un primato che vale miliardi che ora potrebbero in buona parte sfumare. Lo hanno capito subito diversi scienziati inglesi - tra tutti l’astrofisico Stephen Hawking che ha subito lanciato una appello contro la Brexit -, mentre la Royal Society, la più antica e prestigiosa istituzione scientifica britannica, il giorno dopo il referendum ha chiesto al Governo di compensare la riduzione dei finanziamenti visto che «la scienza britannica è stata ben sostenuta dai fondi europei, che sono stati un’integrazione essenziale ai fondi britannici per la ricerca».

I fondi europei per la R&S
Se si guardano gli ultimi numeri dei primi 200 bandi europei del programma Horizon 2020 si scopre infatti che dei 14,5 miliardi messi in palio (sono quasi 80 complessivi) fino a marzo scorso 2,17 miliardi - il 15% della torta complessiva -sono stati conquistati dai centri di ricerca e dalle università inglesi, praticamente il doppio di quelli che si è aggiudicati l’Italia (1,17 miliardi, l’8%). Solo la Germania fa poco meglio (2,4 miliardi), mentre tutti gli altri Paesi europei inseguono. Performance che perché l’Inghilterra partecipa al budget dell’Ue versando meno di noi e degli altri grandi Paesi Ue grazie alle clausole che negli anni ha negoziato: gli inglesi partecipano per meno del 10% al bilancio europeo rispetto al 12% italiano (siamo i terzi finanziatori in assoluto dell’Europa). Anche nel precedente programma della ricerca 2007-2013 - che di miliardi ne ha messi in palio 50 - il Regno Unito se ne è aggiudicati quasi il 15% (oltre 7 miliardi), quasi il doppio dell’Italia che si è fermato a poco più dell’8 percento.

Cervelli e studenti
Ma quello dei fondi europei della ricerca - che rispetto a quelli strutturali si aggiudicano in base ai migliori progetti presentati - non è l’unico primato britannico in questo settore. L’Inghilterra è anche la destinazione preferita dai ricercatori e dagli studenti universitari. Ogni anno l’Erc, il Consiglio europeo della ricerca, lancia bandi che valgono centinaia di milioni per assegnare “grant” che valgono fino a 2 milioni di euro l’uno per consentire ai migliori cervelli Ue di fare ricerca in uno dei laboratori sparsi per l’Europa. Ebbene dal 2007 sono stati assegnati 6mila grant dall’Erc ad altrettanti ricercatori di tutte le nazionalità e la meta più scelta è stata l’Inghilterra: quasi 1300 tra i migliori scienziati - tra i 6mila complessivi - hanno scelto di fare le loro ricerche in un laboratorio inglese, portandosi dietro competenze e fondi. Gigantesco è poi l’esodo degli studenti universitari europei Oltremanica. Sono circa 150 mila i ragazzi che dai 28 Paesi dell’Ue scelgono le università inglesi, di cui circa 5mila dall’Italia. Subito dopo il referendum diversi atenei inglesi, a partire dal Kings college e dall’Imperial college di Londra , hanno assicurato gli studenti stranieri che almeno per i prossimi due anni non cambierà nulla (dalle tasse ai possibili nuovi visti). E che si farà di tutto per mantenere l’internazionalità dell’ateneo. Ma per il futuro «dipenderà dalla legislazione che deciderà il Governo»


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