Studenti e ricercatori

Diritto allo studio, ecco la proposta degli studenti che oggi approda in Parlamento

di Marianna Nardi * e Alberto Campailla **

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I dati continuano a confermare una realtà sempre più cupa per l'Università pubblica. Gli atenei italiani sono diventati un luogo escludente ed estraneo all’obiettivo di un’università di massa e di qualità. A farne le spese sono soprattutto gli studenti e i più giovani che non proseguono più gli studi dopo il diploma: dal 2004 ad oggi le immatricolazioni sono diminuite di oltre 66.000 unità; l’Italia è il fanalino di coda europeo per tasso di laureati sotto i 34 anni (23,9% contro il 37% della media Ue); nelle Regioni del Sud si laurea meno del 20% dei giovani (percentuale che scende al 14% in Puglia e in Sicilia).

Si tratta di un disastro annunciato. In Italia si investono meno risorse per le borse di studio che in altri Paesi. La platea di studenti che ne traggono beneficio è sempre più limitata (il 10% contro il 25% della Francia). Inoltre, mentre le tasse universitarie sono fuori controllo, le risorse per il diritto allo studio sono addirittura diminuite negli anni della crisi economica, penalizzando soprattutto le fasce sociali più deboli. Il sistema regionale di gestione del diritto allo studio e un meccanismo di riparto dei fondi che penalizza chi ha una copertura scarsa, provocano disparità molto profonde tra le regioni. Per cui, mentre la Toscana assicura la copertura totale delle borse di studio, Sicilia e Calabria non arrivano nemmeno al 50%. Le proposte e azioni che sono in campo per uscire da questa situazione non sono soddisfacenti o vanno addirittura in direzione contraria a quella verso cui si dovrebbe andare. Da un lato l’aumento di 50 milioni del Fondi Integrativo Statale per il 2017 è una misura positiva ma totalmente insufficiente, dall’altro da molte parti si propone di affiancare al diritto allo studio un sistema di prestiti d'onore a carico dello studente, soluzione che assolve lo Stato dal suo compito per scaricare l’accesso allo studio sull’indebitamento del singolo, con gravissime conseguenze sul lungo periodo come la crisi dei debiti studenteschi americani ci dimostra.

L’Italia può uscire dalla palude nella quale ristagnano molte università partendo dalla riforma strutturale più urgente: garantire a tutte e tutti, studentesse e studenti, il diritto allo studio, superando la tradizionale logica assistenziale e residuale che lo ha contraddistinto per inserirlo dentro un sistema di welfare universale che guarda ai bisogni degli individui. È questo lo spirito alla base della Legge di Iniziativa Popolare lanciata da «All In - Per il Diritto allo Studio», comitato promosso da più di 30 realtà fra forze sindacali, associazioni, movimenti, partiti politici, a sostegno della quale stiamo raccogliendo firme in tutta Italia: una proposta dal basso per la piena attuazione del diritto allo studio garantito dalla Costituzione, a partire da un aumento di borse, residenze e mense universitarie, dall'accesso alla cultura e dai trasporti, fino al reddito di formazione, strumento di welfare e di emancipazione sperimentato nei Paesi scandinavi. Oggi presenteremo la nostra legge di iniziativa popolare nella sala stampa della Camera assieme alle realtà che stanno animando i comitati per il No al referendum costituzionale e per la raccolta firme a sostegno dei referendum abrogativi della legge 107/2015 che ha controriformato la scuola pubblica, mentre si è deciso di finanziare la scuola privata. Dobbiamo costruire una società diversa, con più democrazia e meno disuguaglianze, possiamo farlo a partire dalla difesa della Costituzione e dal riconoscimento della funzione sociale di scuola, università e ricerca.

*All In! - Comitato promotore nazionale della Legge d'Iniziativa Popolare sul Diritto allo Studio

** Portavoce di Link – Coordinamento Universitario


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