Studenti e ricercatori

No tax area e diritto allo studio: in arrivo la mappa dei redditi degli universitari

di Manuela Perrone

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Procede al ralenti il lavoro in commissione Istruzione della Camera per approdare a un testo unificato sul riordino delle tasse universitarie. Non è tramontata l’idea di una no tax area, ventilata a maggio dallo stesso premier Matteo Renzi e dal sottosegretario Davide Faraone. Ma a tenere banco è il nodo delle risorse che si renderanno necessarie e che, sperano i parlamentari, dovrebbero essere stanziate nel prossimo bilancio dello Stato.

Al via la mappatura dei redditi degli universitari
Il lavoro tecnico nel comitato ristretto, che deve trovare la quadra rispetto alle due proposte di legge presentate (una dalla dem Manuela Ghizzoni, l’altra dal deputato Cinque Stelle Gianluca Vacca), si sta focalizzando sui dati richiesti al ministero del Lavoro e al Miur sulle soglie Isee, ovvero i redditi, degli studenti universitari. «Ci serve per capire meglio la platea che potrebbe beneficiare della no tax area», spiega Ghizzoni ai microfoni di Parlamento24, la rubrica settimanale della web tv del Sole 24 Ore dedicata ai lavori parlamentari. «Non posso anticipare se le soglie saranno a 20mila, 15mila o 11mila euro, ma stiamo cercando di identificare una platea significativa di redditi bassi».

Il nodo delle risorse
I deputati faranno delle proiezioni «per avere un paio di ipotesi e quantificare le risorse necessarie, perché vorremmo compensare gli atenei dei mancati introiti derivanti dalla no tax area», afferma Ghizzoni. Ipotesi da offrire al governo affinché si possano trovare i fondi necessari nella legge di stabilità che sarà presentata in autunno. Se la forbice fosse tra gli 11mila e i 15mila euro, l’operazione richiederebbe dai 150 ai 200 milioni. La proposta pentastellata punta inoltre a rimodulare l'intera tassazione universitaria in base alla fascia di reddito di appartenenza per incentivare le immatricolazioni in calo.

Borse di studio e riforme
All’orizzonte, se andrà in porto il referendum di ottobre confermativo delle riforme costituzionali, c’è anche un cambiamento dell’intero capitolo della promozione del diritto allo studio, che la legge Boschi ascrive alla competenza esclusiva delle regioni. «Questo vuol dire – sostiene Ghizzoni – che le regioni dovrebbero continuare a svolgere quel lavoro di sostegno al diritto allo studio, anche in termini di servizi. Naturalmente, come è emerso dal dibattito parlamentare, dovremo però lavorare con lo Stato per rafforzare i finanziamenti, trovare criteri più unitari tra le regioni per distribuire le borse alla stessa platea di idonei e trovare soprattutto dei criteri di riparto dei finanziamenti statali che siano relativi al fabbisogno delle regioni come ora purtroppo non è, creando un sistema molto diseguale».


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