Studenti e ricercatori

Una nuova dimensione per il welfare studentesco

di Federica Micardi

L’università è un luogo di formazione non solo professionale ma anche umana. Questo concetto è emerso chiaramente durante il progetto Wise, «Welfare for improved social dimension of education» progetto partito nel 2014, finanziato dall’Unione europea che ha visto la partecipazione dell’Università Cattolica e di tre università straniere (Polonia, Croazia; Finlandia).

Welfare degli studenti
Il cosiddetto welfare degli studenti è un concetto nuovo nelle nostre università; fanno eccezione quegli atenei che storicamente attraggono molti studenti fuoriporta e oltre alla formazione accademica si preoccupano di fornire una serie di servizi, in primis vitto e alloggio. È il caso della Cattolica oppure dell’Università di Pavia , che ha numerosi collegi residenziali distribuiti in città. Con il progetto Wise le università hanno voluto sia verificare il grado di soddisfazione dei servizi offerti sia sperimentarne di nuovi . L’obiettivo: individuare dei modelli che si possano replicare in altre realtà universitarie.
Per la ricerca sono stati inviati più di 125mila questionari a cui hanno risposto in 9.041. I servizi più utilizzati sono quello abitativo (72,1%) e ristorativo (70,9%). Ma quelli che i giovani ritengono più importanti: sono il supporto finanziario e i bisogni nella fase d'uscita.

Il progetto Wise
Il progetto Wise si è concentrato su diversi aspetti, tra questi l’attenzione al rispetto del pianeta - con il progetto Collegialmente green - e sul cibo servito in mensa. Proprio dalle cucine è partita una delle sperimentazioni sul campo con un protagonista d’eccezione: lo chef tristellato Heinz Beck.
Nel suo intervento alla giornata di presentazione del progetto Wise, che si è svolta all’Università Cattolica di Milano martedì scorso, Beck ha spiegato che se la cucina è attrezzata e le materie prime sono di qualità allora per fare le cose bene oppure male serve lo stesso tempo. L’idea dello chef , è quella di preparare piatti che soddisfino il bisogno calorico e proteico, senza appesantire mente e corpo, e allo stesso tempo educando a una sana alimentazione. Il progetto collegialmente green, invece, ha visto gli studenti dei collegi come protagonisti attivi attraverso il risparmio dell’acqua, il riutilizzo dove possibile - dalle bottigliette di plastica agli appunti - e l’uso di mezzi alternativi all’auto/moto per spostarsi. Questi due esperimenti sul campo, pur su tematiche diverse, sono giunti ad uno stesso risultato. L’offerta di un servizio può diventare il veicolo per un’educazione umana.

Il diritto allo studio
C’è un grosso neo, però, negli ultimi anni i fondi per il “diritto allo studio” sono stati tagliati sia a livello regionale che a livello statale, e ora le risorse in alcune Regioni non consentono neppure di riconoscere le borse di studio a chi ne avrebbe diritto. Quindi diventa quasi un’utopia investire nel welfare. Anche l’Europa sta investendo poco sugli studenti; eppure dovrebbe trattare con cura i suoi giovani che sono”una minoranza”: di 508 milioni di cittadini della Ue solamente 80 milioni hanno meno di 35 anni, e di questi solo il 28%, circa 22,4 milioni ha una laurea; nonostante i parametri di Europa 2020. Come sottolinea il presidente del Consiglio europeo per il diritto allo studio , Ecsta, che ha sede a Bruxelles, Stefano Ferrarese «non esiste ancora una misura comunitaria che finanzia in modo specifico il diritto allo studio universitario inclusi i servizi agli studenti». .Se dalla Ue passiamo all’Italia,la situazione peggiora ulteriormente. Il nostro è l’ultimo dei 28 paesi come percentuale di laureati, e dati i continui tagli è destinato a perdere terreno. «Sarebbe necessario - suggerisce Ferrarese - un piano pluriennale di rilancio di diritto allo studio in Italia come è stato fatto in Francia l’anno scorso».


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