Studenti e ricercatori

Terza missione, Cnr e atenei alleati per trasferire la conoscenze alla società

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«L’Università deve sviluppare capacità e non nozioni. Dobbiamo convincere i politici, il governo che questo bagaglio di conoscenza, talenti, creatività e innovazione muove l'economia del Paese». Ha esordito così Giuseppe Novelli, rettore dell'università di Roma Tor Vergata e vicepresidente della Crui, aprendo ieri i lavori del convegno «Terza Missione e Trasferimento Tecnologico: il ruolo del Cnr e dell'Università», organizzato dall'ente di ricerca e dal secondo ateneo romano.

La terza missione
«Diversi studi - ha detto ancora Novelli - dimostrano che esiste un rapporto diretto tra Pil e numero di citazioni delle pubblicazioni scientifiche». La laurea è un valore aggiunto per l'economia, esiste un rapporto diretto tra ricchezza di un Paese e numero di laureati. La Terza Missione delle Università - dopo insegnamento e ricerca - serve proprio a far entrare in interazione diretta con la società, anche - ma non solo - con il trasferimento tecnologico. «Il tessuto industriale italiano è straordinario, fatto da moltissime Pmi che devono innovare per non rimanere fuori dal mercato - ha detto Novelli - e per farlo devono investire in Ricerca e Sviluppo, servono risorse e tempo. Allora perché non aprire i dipartimenti delle università, con il loro portafoglio di competenze, di cose che sappiamo fare da sempre cioè innovare un prodotto che sia competitivo per reimmetterlo sul mercato? A quel punto si dividono le royalties, non vogliamo finanziamenti per borse di studio. Bisogna però avere idee nuove da portare all'interno delle università, questo è l'impegno della Terza Missione».
Quindi ha preso la parola il presidente del Cnr Massimo Inguscio, che - ha sottolineato Novelli - «si presenta all'accademia. Lo ha fatto in Lombardia, alla Bicocca; al Sud a Catania e oggi a Roma». Questo presentarsi all’accademia, ha spiegato Inguscio, punta a dare un messaggio fondamentale: «Occorre tornare a una intersecazione pesantissima tra Cnr e università». Una missione a cui ben si presta l’ente forte della sua multidisciplinarietà.
«Ormai - ha detto il presidente del Cnr - la ricerca di eccellenza si fa, ora in Europa si guarda all’innovazione di eccellenza». Ricerca, per la quale in Italia, - ha aggiunto Inguscio - «serve una strategia». «A chi mi chiede cosa penso del Piano nazionale della ricerca rispondo che è un Piano. E questo è già una prima cosa positiva». Dopo aver ricordato la multidisciplinarietà che contraddistingue l’attività del Cnr, l'ampia collaborazione con le università, Inguscio si è soffermato sull'intenzione di rafforzare anche i legami con il mondo delle imprese, ad esempio attraverso l’elaborazione di progetti pilota di «dottorati industriali» in collaborazione con Crui e Confindustria.

Più autonomia alla ricerca pubblica
«Puntiamo a una piena autonomia degli enti pubblici di ricerca sia dal punto di vista regolamentare e statutario sia per quanto riguarda lo status del personale incardinato negli Enti» assimilandolo, «fatte salve alcune specificità», a quello del personale di diritto pubblico che è caratteristico delle università. A ribadirlo ieri all’incontro di Tor Vergata è stato Marco Mancini, capo del Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca del Miur, intervenendo al convegno organizzato dall’ente di ricerca e dal secondo ateneo romano. Si tratta, ha sottolineato Mancini, di «un passaggio epocale che consentirebbe una totale assimilazione e quindi osmosi tra questi due grandi segmenti della ricerca in Italia». Lo strumento per raggiungere questo obiettivo è il decreto legislativo di attuazione della riforma della Pubblica amministrazione già elaborato in bozza.


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