Studenti e ricercatori

Giannini: «Sul diritto allo studio non tutti fanno il loro dovere»

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«Non tutte le Regioni fanno il loro dovere in tema di diritto allo studio e per questo lo Stato centrale deve essere messo nelle condizioni di agire per dare a tutti pari opportunità», questa la posizione del ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Stefania Giannini. Da Monica Barni che coordina gli assessori all’Istruzione nella Conferenza Stato-Regioni arriva però un avvertimento in risposta soprattutto a una intervista al sottosegretario al Miur, Davide Faraone: «Non stigmatizzare le Regioni virtuose»

La posizione del Governo
«Ci sono Regioni che nel diritto allo studio non fanno esattamente quello che si deve fare già con i fondi esistenti - ha detto ieri il ministro - quindi oltre a incrementare i fondi, e l'abbiamo fatto nella stabilità 2016 e lo ribadiremo in quella del 2017, si deve mettere lo Stato centrale in condizione di dare a tutti i ragazzi italiani pari opportunità ovunque essi nascano e crescano». Un concetto, questo, ribadito anche dal sottosegretario al Miur Faraone in una intervsita alla “Stampa”: «Il diritto allo studio è una priorità, da affrontare con politiche nazionali, più centralizzate. È il meccanismo a produrre effetti paradossali e circoli viziosi, non solo la carenza di risorse. Oggi vengono favoriti quegli atenei che si trovano in territori dove l'ente Regione è più virtuoso e finanzia tutto il diritto allo studio, come Toscana o Emilia Romagna». «In Sicilia, dove neanche c’è una legge, ci sono solo i fondi statali e non bastano. Così solo il 20% degli idonei meritevoli - conclude Faraone - riceve la borsa di studio e la Regione non ha mai messo un euro. Ciò alimenta non solo la disaffezione ma anche l’impossibilità per alcuni di accedere all’università».

La reazione delle Regioni
«Apprendo con piacere l’impegno concreto del Governo di stabilizzare il fondo per il diritto allo studio universitario. Non comprendo invece come si possa ritenere di salvare il diritto allo studio nel nostro Paese stigmatizzando il lavoro delle amministrazioni regionali più virtuose, come la Toscana, che finanzia tutto il diritto allo studio anche con fondi propri». Così Monica Barni, vicepresidente e assessore all’università e alla ricerca delle Regione Toscana commenta l’intervista dal sottosegretario Davide Faraone. «Definire privilegiate le Università che hanno sede nelle Regioni definite virtuose è paradossale - aggiunge Barni -. I sistemi che funzionano con risultati tangibili non devono essere scardinati. La gestione a livello nazionale del diritto allo studio avrebbe senso per quelle regioni dove la situazione è tragica, ove occorre mettere in campo delle forme sussidiarie da parte dello Stato, per garantire un diritto ai cittadini. Sarebbe un controsenso farlo dove tali politiche già funzionano, perché si metterebbe a rischio una buona e consolidata capacità di governo a favore di un'azione dagli esiti incerti».


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