Studenti e ricercatori

Rientro dei cervelli, bonus permanente

di Marzio Bartoloni

Rendere l’Italia competitiva nel mondo anche su un mercato di nicchia ambitissimo: quello dell’attrazione dei migliori cervelli a cui sarà assicurato un super bonus fiscale - in pratica il reddito tassato al 10% - nel caso scelgano il nostro Paese per insegnare o fare ricerca. Lo sconto fiscale (esclusione dal reddito del 90% degli emolumenti) che si applica al periodo d’imposta in cui il ricercatore o il docente (italiano o straniero) diventa fiscalmente residente in Italia e nei tre successivi è stato testato già dal 2011 - grazie al Dl 78/2010 - ma ora potrebbe essere reso permanente dal decreto competitività (si veda anche il Sole 24 Ore del 2 giugno). Decreto che il Governo sta mettendo a punto nell’ambito del più ampio pacchetto Finanza per la crescita 2 che dovrebbe prevedere, tra i suoi piatti forti, l’esenzione dal capital gain per gli investimenti in imprese più o meno grandi e i cosiddetti Pir, i piani individuali di risparmio per incentivare i clienti retail ad investire in attività finanziarie a sostegno delle Pmi.

Il lavoro è ancora in corso e non è escluso che un primo provvedimento possa vedere la luce entro fine giugno. Tra le new entry c’è anche un “pacchetto immobiliare” che tra le altre cose prevede misureper favorire la dimissione degli immobili della Pa esentando i proventi distribuiti da fondi immobiliari e Società di investimento immobiliare quotate (previste anche delle semplificazioni per chi aspira a quotarsi come Siiq). Altre misure potrebbero slittare oltre, eventualmente anche nella legge di stabilità se saranno necessarie coperture importanti.

Il punto più in bilico sul decreto competitività al momento sembrerebbe quello sulla creazione del mercato secondario dei crediti, che andrebbe a liberalizzare gli acquisti a favore di soggetti diversi dalle banche. La misura ha per il momento il parere contrario della Banca d’Italia che teme l’ingresso nel mercato di intermediari sottratti ai suoi controlli.

Dovrebbe invece essere ormai stabilizzato il menù per rilanciare ricerca e attrarre investimenti e talenti. A cominciare da quelli sulle start up con gli sgravi previste sulle perdite per le “aziende sponsor”. In pratica, le società quotate che investiranno nel capitale di start up con una quota di almeno il 20% - e che deterranno la quota per almeno tre anni - potranno scaricare integralmente le perdite operative inevitabili per l’avviamento della nuova azienda. Con una norma interpretativa viene poi esteso il credito d’imposta per investimenti in R&S attualmente in vigore anche alla ricerca effettuata da un’«impresa residente» su commissione di un’«impresa non residente» dello stesso gruppo. In pratica si riconosce il beneficio anche agli investimenti effettuati dalle multinazionali tramite le loro società italiane.

Oltre al bonus fiscale per i cervelli che rientrano in Italia che abbiano svolto attività di ricerca o docenza all’estero per almeno due anni continuativi la bozza di decreto introduce anche visti più facili a chi vuole investire almeno un milione di euro in un’impresa italiana o 2 milioni in titoli di Stato (con l’obbligo però di mantenere l’investimento per almeno 2 anni) o in alternativa a chi effettua «una donazione filantropica significativa in un settore di interesse per l’economia italiana (cultura, recupero beni culturali o paesaggistici, gestione dell’immigrazione, istruzione, ricerca scientifica...) per un importo non inferiore a un milione di euro».


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