Studenti e ricercatori

Chi disattiva un corso di laurea ha l’obbligo di individuarne uno alternativo per gli studenti

di Andrea Alberto Moramarco

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Se l’università decide di chiudere un corso di laurea, essa è tenuta a garantire agli studenti la conclusione degli studi ed il conseguimento del titolo, prevedendo formalmente la possibilità per i laureandi di optare per l’iscrizione ad altri corsi di studio attivi. E soprattutto, l’amministrazione universitaria deve fornire tempestivamente una risposta a quegli studenti che chiedono lumi sul nuovo corso di laurea da seguire. Ad affermarlo è il Tar di Bari nella sentenza 552/2016 con la quale i giudici amministrativi hanno bacchettato l’università del capoluogo pugliese, colpevole di non aver risposto ad una istanza presentata da uno studente rimasto spiazzato dalla cancellazione del suo corso di laurea.

Il caso
Il corso di laurea in questione era quello di Scienze tecniche assistenziali presso la facoltà di Medicina dell’università degli studi di Bari, a cui il laureando si era iscritto nell’anno accademico 2008/2009 e che era stato disattivato per scelta dell’ateneo a partire dal 2010/2011. Qualche anno più tardi, nel 2014, lo studente aveva presentato un’istanza all’amministrazione universitaria chiedendo, in base a quanto stabilito dal regolamento didattico dell’università, di riattivare il corso di laurea, al fine di completare il suo percorso di studi, o in alternativa, previo il riconoscimento degli esami sostenuti, di individuare un corso di laurea con moduli sovrapponibili a quello soppresso, per proseguire nel suo percorso formativo. L’ateneo barese, però, non forniva alcuna risposta allo studente, il quale chiedeva così al Tar di spronare l’università al fine di ottenere una risposta, nonché il risarcimento del danno da ritardo per l’attesa della decisione dell’ateneo.

L’obbligo dell’università
Il Tar accoglie la richiesta dello studente e, rinviando la decisione sul risarcimento del danno da ritardo, ordina all’università di Bari di decidere sulla questione sollevata dal laureando con un provvedimento formale e di informare quest’ultimo entro 30 giorni. Per i giudici, infatti, il comportamento tenuto dall’amministrazione universitaria viola sia le disposizioni del regolamento didattico dell’università che impongono di provvedere espressamente in tal senso; sia le norma costituzionali che garantiscono l’uguaglianza ed il diritto allo studio. Secondo il Tar, l’ateneo, sin dal momento della scelta di disattivare il corso di laurea, avrebbe dovuto avvisare formalmente lo studente interessato, garantendogli un modo per addivenire alla conclusione del percorso di studio e al conseguimento del titolo anche attraverso la possibilità di optare per un altro corso di laurea. Ad ogni modo, avrebbe dovuto fornire una risposta adeguata e tempestiva alla istanza presentata dallo studente.


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