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Crui e Cun sul Fondo Ffo 2016: ok a quota premiale e costi standard in cambio di più fondi

di Benedetta Pacelli

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Sì alla quota premiale e all’introduzione (graduale) del costo standard, ma in cambio di più soldi agli atenei. Per la Conferenza dei rettori (Crui) e il Consiglio nazionale universitario (Cun), chiamati ad esprimere il parere sul decreto ministeriale contenente l’Ffo (Fondo finanziamento ordinario) per il 2016, è giusto abbandonare la spesa storica in favore di parametri meritocratici, ma non in questa condizione di sottofinanziamento a cui è sottoposto il sistema da molti anni. Solo aumentando la quota dell’Ffo, infatti, per la rappresentanza del mondo accademico si potrà applicare a pieno il modello della quota premiale e del costo standard, premiando i comportamenti virtuosi senza mettere in crisi il sistema nazionale universitario. Se, infatti, le risorse per l’Ffo sono praticamente le stesse del 2015 (pari a 6,921 miliardi) ad aumentare è la quota premiale distribuita però a valere sullo stesso fondo.


Il parere della Crui
I rettori, nel parere approvato nell’ultima seduta di Assemblea, stigmatizzano soprattutto il fatto che l’adozione di un sistema di finanziamento premiale finalizzato a «favorire una sempre maggiore efficienza ed efficacia dell’investimento pubblico nell’istruzione universitaria», sia avvenuto parallelamente «a un progressivo e rilevante decremento del finanziamento al sistema universitario». Ad aggravare la situazione per la Crui «si aggiunge la natura redistributiva e non aggiuntiva della quota premiale che attribuisce risorse in funzione delle performance relative e non assolute degli atenei» e che in occasione della nuova Vqr «determinerà risultati non prevedibili e non direttamente correlabili ai comportamenti dei singoli atenei.
In pratica un mix esplosivo che secondo i magnifici «rende, nei fatti, non attuabile un’ ulteriore e progressiva riduzione della quota storica senza mettere in discussione la sostenibilità finanziaria di molti atenei». La Crui non ha dubbi: è necessario un incremento del finanziamento che, al minimo, ripristini la situazione precedente al 2008 ed auspica che il meccanismo di finanziamento sia rivisto nel 2017 per garantire una soglia di sostenibilità finanziaria per tutti gli atenei.


Il parere del Cun
Sulla stessa scia il parere «complessivamente favorevole» del Cun, sia pure a condizione che si attenui l’effetto dell’applicazione del modello del costo standard, che siano minimizzati i margini di variazione nelle assegnazioni del Ffo ai singoli atenei e sia stabilita una data certa per la ripartizione della quota premiale e perequativa. Questa ulteriore, seppur rallentata, contrazione dei fondi, unita ai permanenti vincoli sull’utilizzo del turnover, si legge nel parere, «rende sempre più difficile per la maggior parte degli atenei l’adempimento dei propri compiti istituzionali e il mantenimento di un livello adeguato di attività scientifica e didattica». Oltretutto per i professori affinchè la quota premiale, che ha ormai raggiunto circa un quarto delle risorse non vincolate, non incida «negativamente sui livelli minimali di funzionalità degli atenei, dovrebbe essere prevalentemente aggiuntiva».
E, infine, anche in materia di quota premiale, il parere del Cun «valuta negativamente il fatto che la definizione dei criteri per la ripartizione della quota premiale sia demandata a un successivo decreto», sperando comunque che «i principi che presiedono alla distribuzione della quota premiale restino coerenti nel tempo, poiché un loro continuo cambiamento incide negativamente sulla capacità di programmazione degli atenei.


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