Studenti e ricercatori

Human technopole, anche i rettori bocciano la regìa unica all’Iit

di Mar.B.

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Dopo la ricercatrice Elena Cattaneo e l’ex capo dello Stato Giorgio Napolitano ora anche i rettori hanno deciso di alzare la voce su «Human Technopole», il progetto voluto dal Governo nell’area dell’Expo (80 milioni finanziati subito e poi 1,5 miliardi in 10 anni) e che vede la regìa assegnata all’Istituto italiano di tecnologia di Genova. Per Gaetano Manfredi, presidente della Crui, è quantomeno «inopportuno - scrive in una lettera inviata nei giorni scorsi al premier Renzi e al ministro Giannini - attribuire governo e direzione di un tal progetto ad un unico soggetto, di natura privata e individuato senza alcuna valutazione comparativa». Manfredi non critica il progetto di per sé, anzi rilancia chiedendo che il progetto - nel caso si imputi agli atenei e alla ricerca pubblica una eccessiva farragginositàura della burocraiza - diventi «la leva per cambiare le regole, per tutti e subito, in modo da potersi confrontare e misurare sullo spessore e sul valore delle idee e dei progetti».

«Una occasione di rilancio»
Per il progetto Human Technopole le “chiavi per il futuro” sono la «competizione aperta e la sinergia pubblico-privato», scrive Manfredi, presidente della Crui, nella lettera al presidente del Consiglio Renzi e al ministro Giannini. Secondo i rettori, «con l’adozione del Piano nazionale della ricerca (Pnr) 2015-2020 sono state sbloccate risorse, che sebbene ancora inferiori alla media europea ed alle necessità di un settore cruciale per il Paese, sono un segnale concreto di svolta, anche per la focalizzazione degli obiettivi e la concentrazione in aree di intervento. Ma soprattutto è stato riaffermato, con convincimento, il legame virtuoso fra lavoro, ricerca e sviluppo, nonché la necessità di investire con intelligenza e lungimiranza su capitale umano e infrastrutture di ricerca». «Una strategia - continua la Crui - che connota anche l’ambizioso, seppur embrionale, progetto Human Technopole (Ht), che potrà, con le opportune misure, rappresentare insieme al Pnr un’innovativa esperienza di governo e di valorizzazione della ricerca italiana». La Crui però chiede a questo punto di «contribuire al conseguimento degli obiettivi del Pnr e al successo del Ht. Siamo convinti che una grande infrastruttura scientifica sui temi della salute e della qualità della vita, come quella proposta con il progetto Ht, debba fare leva sulle migliori espressioni ed istituzioni della ricerca e dell’innovazione del Paese rappresentando un’imperdibile occasione di rilancio, recupero e riscatto». Fin qui l’analisi a cui nella lettera segue anche la proposta.

No alla regìa unica, ma valutazione comparativa
Per Manfredi è necessario che sia il Pnr che lo Human Technopole «diventino laboratori di good governance, ovvero modelli di gestione intelligente, efficace e sostenibile della ricerca pubblica e privata. Per questo, devono essere adottati regole, criteri e metodi riconosciuti ed applicati dalla comunità scientifica internazionale e riassumibili in un concetto chiave: la valutazione competitiva dei migliori progetti e candidati». Da qui l’auspicio a convergere su una gestione del progetto sull’area dell’Expo «che eviti i rischi della frammentazione e della dispersione delle risorse, ma al contempo che selezioni il meglio per il Paese con valutazioni comparative delle proposte, delle compagini progettuali e delle macro-aree di intervento». Secondo la Crui Human technopole può andare oltre i progetti di ricerca e le grandi infrastrutture scientifiche, perché «può diventare un incubatore di buone pratiche, una sfida di modernità che interesserà il presente e il futuro di luoghi, istituzioni, imprese, cittadini». Ma per diventare tutto questo - prosegue la lettera . bisogna cambiare direzione perché è «inopportuno - qui la critica più pesante dei rettori al progetto così come è stato ideato finora - attribuire governo e direzione di un tal progetto ad un unico soggetto, di natura privata e individuato senza alcuna valutazione comparativa». «Se tale indirizzo è stato assunto temendo l'eccessiva complessità e farraginosità in cui operano la ricerca e le università pubbliche - insiste la Crui - allora il progetto Ht diventi la leva per cambiare le regole, per tutti e subito, in modo da potersi confrontare e misurare sullo spessore e sul valore delle idee e dei progetti». «Anche proposte gestionali che prevedano una collaborazione pubblico-privata possono essere nuovi strumenti di coinvolgimento e responsabilizzazione del sistema pubblico della ricerca, quel sistema che già oggi permette all'Italia di essere nelle prime posizioni al mondo per produttività di ricerca scientifica», conclude la lettera.


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