Pubblica e privata

Il bonus ricerca si apre alle multinazionali

di Carmine Fotina

Il bonus ricerca “aperto” alle multinazionali e lo sblocco degli sgravi per il rientro dei cervelli potrebbero essere le ultime novità in arrivo con il provvedimento “Finanza per la crescita”. All’esame c’è anche un meccanismo di agevolazione fiscale degli investimenti in ricerca che non sia più legato esclusivamente all’incremento di spesa, ma in questo caso la valutazione della copertura finanziaria sarà decisiva per capire se rinviare il discorso alla prossima legge di stabilità.

Per quanto riguarda il varo del decreto, nelle ultime ore si starebbe accelerando e se si chiuderanno in tempo i testi il provvedimento potrebbe approdare al consiglio dei ministri già lunedì prossimo, tra l’assemblea di Confindustria e quella di Banca d’Italia. Ricapitolando, il cuore del provvedimento resta la detassazione per agevolare gli investimenti delle famiglie in bond aziendali tramite Piani individuali di risparmio, ma si studiano anche interventi sulle startup e un pacchetto di semplificazioni fiscali.

Bonus ricerca

Con una norma interpretativa il ministero dello Sviluppo economico si prepara a estendere il credito d’imposta per investimenti in ricerca attualmente in vigore anche «alla ricerca commissionata da un impresa non residente a un’impresa residente». Tradotto: via libera anche agli investimenti effettuati dalle multinazionali tramite le loro società italiane, cancellando una limitazione che finora ha colpito operazioni infragruppo per importanti investitori con presenze significative in Italia, spesso in settori ad alta tecnologia. Nei mesi scorsi erano state numerose le richieste di chiarimento in questo senso inoltrate all’Agenzia delle Entrate, che però non aveva potuto che confermare il carattere restrittivo della misura.

Per riassumere, l’attuale credito d’imposta, istituito dalla legge di stabilità 2015 e valido fino al 2019, si calcola sull’incremento di investimenti rispetto alla media 2012-2014. Il beneficio fiscale è del 25% (fino ad un importo massimo annuale 5 milioni per ciascuna impresa, a condizione che siano sostenute spese in R&S per almeno 30mila euro). Ma il credito sale al 50% in due casi: spese per personale altamente qualificato impiegato e spese relative a contratti di ricerca con università ed enti di ricerca e startup innovative. Ed è proprio per questa doppia tipologia che il ministero dello Sviluppo vorrebbe abbandonare la base di calcolo incrementale per passare a quella “volumetrica”, considerando dunque tutto l’intero ammontare di investimenti in ricerca effettuati nell’anno. La copertura finanziaria di questo intervento resta però un punto da verificare.

Rientro dei cervelli

Il settore della ricerca, al centro ieri della giornata dell’Innovazione industriale organizzata dall’associazione Airi, aspetta anche lo sblocco del nuovo bonus per il rientro dei cervelli previsto dal Dlgs 147 del 2015 ma ancora fermo ai box. Anche in questo caso, le disposizioni decisive potrebbero entrare nel prossimo decreto competitività colmando il vuoto di un decreto attuativo che doveva essere emanato entro lo scorso anno per coordinare la nuova misura con un’agevolazione analoga istituita con la legge 238 del 2010.

Il «regime speciale per lavoratori rimpatriati» si rivolge ai lavoratori altamente qualificati, compresi top manager. L’agevolazione vale il 30% in termini di riduzione del reddito imponibile, per lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi o imprenditori che rivestono ruoli direttivi o hanno una «qualifica per la quale sia richiesta alta qualificazione o specializzazione». I beneficiari devono essere stati residenti all’estero nei cinque anni precedenti e devono impegnarsi a restare in Italia per almeno due anni.

«Pir» e startup

Il capitolo centrale del decreto resta la detassazione completa sul risparmio che si orienta verso piani di investimento a medio-lungo periodo in imprese con un fatturato fino a 300 milioni. L’esenzione di imposta sui rendimenti (oggi al 26%) varrà per investimenti fino a 30 mila euro l’anno, per un massimo cumulato negli anni di 150mila euro. Secondo le stime preliminari dell’Economia, i Pir potrebbero veicolare alle Pmi fino a 10 miliardi di euro l’anno. Resta nel menù dei possibili interventi anche uno sgravio per le società quotate che acquisiscano una partecipazione - si pensa al 20% - in startup innovative con non più di cinque anni di vita.


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