Studenti e ricercatori

La fotografia dell’Ocse: in Italia rette più basse, aiuti finanziari limitati e meno iscritti rispetto alla media

di Lorenza F. Pellegrini

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In Italia ricevere un’istruzione superiore nelle strutture pubbliche costa poco, ma gli aiuti finanziari privati sono limitati e il numero degli iscritti è minore rispetto alla media degli Stati Ocse. In questi Paesi, le spese degli studenti e il sostegno statale per università, master, dottorati e programmi di formazione professionale variano molto. Rafforzare l’economia della conoscenza, facilitarne l’accesso e aumentare il numero di iscritti sono obiettivi comuni, ma vengono perseguiti con modalità diverse, ritenute ugualmente sostenibili.
In generale, dallo studio Ocse emerge che negli Stati in cui le tasse universitarie sono elevate, come Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti, il contributo dei soggetti privati è più significativo. Nelle economie basate sulla progressività fiscale come quelle di Norvegia e Svezia, dove gli studenti pagano poco o nulla per l’iscrizione e possono avvalersi di sovvenzioni pubbliche, invece, le tasse sul reddito sono inevitabilmente più alte. Inoltre, in casi come quello italiano, gli iscritti, avvantaggiati dalle agevolazioni statali, dispongono però di aiuti finanziari limitati. Strumenti che possono garantire equità e facilitare l’accesso all’istruzione superiore, tipici nei sistemi in cui gli studenti spendono di più per la loro formazione. Ma se il costo dell’istruzione terziaria è percepito come troppo oneroso, le persone possono comunque essere scoraggiate dal proseguire gli studi.


Il peso dei finanziamenti privati
I finanziamenti privati destinati all’istruzione terziaria rappresentano in media il 30% della spesa totale. In Australia, Cile, Giappone, Corea, Stati Uniti e Colombia superano il 50%. In questo conteggio, oltre alla spesa sostenuta dalle famiglie, che in molti paesi rappresenta la quota più considerevole, rientrano anche le risorse messe a disposizione da altri soggetti privati. Quelle ad esempio di imprese e di organizzazioni non-profit, il cui peso cresce generalmente all’aumentare del costo d’iscrizione. Raggiunge il 15% in Australia, Israele e Stati Uniti e supera il 20% in Canada, Corea e Regno Unito, proprio i paesi in cui le tasse universitarie sono più elevate rispetto alla media Ocse.


La diversificazione delle quote di iscrizione
Alcuni Stati Ocse hanno diversificato le quote d’iscrizione, in base alla nazionalità (più alte per gli studenti stranieri) o alla tipologia degli studi che si intendono approfondire (calibrate in base al salario atteso).In Danimarca, Finlandia, Norvegia, Svezia, Estonia, Slovacchia, Slovenia e Turchia, le istituzioni pubbliche non fanno pagare le tasse universitarie ai cittadini. In circa la metà dei paesi studiati, invece, la quota in media supera i duemila dollari.
Chi ha un master o un titolo equipollente ha tendenzialmente migliori opportunità di lavoro e maggiori possibilità di guadagnare di più rispetto a chi ha solo una laurea. Tuttavia, nel 66% dei casi esaminati dall’Ocse, le tasse universitarie previste per i master delle strutture pubbliche non sono molto superiori a quelle dei corsi di laurea. Nel resto dei paesi, invece, la differenza è sostanziale. In Corea e negli Stati Uniti, ad esempio, gli studenti devono pagare il 30% in più per il master, oltre il 60 in Australia. Per non parlare di Belgio e Colombia, in cui il costo è tre volte tanto quello previsto per l’iscrizione ai corsi di laurea.
Un numero crescente di paesi Ocse fa pagare agli studenti stranieri tasse universitarie più elevate. Questo è il caso di Danimarca e Svezia, dove sono aumentate le quote per gli iscritti non cittadini Ue. La differenziazione della spesa può anche essere legata agli stipendi che i laureati in alcune discipline possono aspettarsi di ricevere. In Australia, ad esempio, la quota da pagare per i master in scienze sociali, economia e diritto è tre volte quella prevista per scienze della formazione: 10.231 dollari contro 3.876. Lo stesso paese ha anche tentato di collegare il livello delle tasse alle opportunità offerte dal mercato del lavoro, riducendole per i settori in difficoltà.


Il numero degli iscritti
I dati del rapporto annuale Education at a Glance 2015 , così come elaborati dall’Ocse in questo studio, suggeriscono che in Paesi con tasse universitarie elevate ma con sistemi di aiuti finanziari ben consolidati (attenti a evitare il rischio di un eccessivo indebitamento) - come Australia e Nuova Zelanda – il numero di studenti iscritti a strutture di istruzione terziaria è superiore alla media dei paesi Ocse. Questo risultato può essere ottenuto anche grazie alla riduzione delle tasse universitarie o alla loro abolizione parziale. Ma può non bastare e l’Italia ne è una prova: meno tasse universitarie, meno iscritti rispetto alla media degli altri Stati.


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