Studenti e ricercatori

Quando la scienza incontra la parità di genere: i fondi dell’Erc a un’economista della Bocconi

di Lorenza F. Pellegrini

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Scelte fondamentali possono essere viziate dalla rassegnazione. Non si investe adeguatamente sul proprio futuro se prevale la convinzione di non poter cambiare le cose o di non poter raggiungere un determinato obiettivo. Ma è proprio così che tutto resta com'è. Scardinare il meccanismo di queste profezie che si autodeterminano non è impossibile. Se ne occupa Eliana La Ferrara, docente ordinario di economia dello sviluppo all'università Bocconi , premiata dallo European Research Council (Erc) per il suo “Aspirations, Social Norms and Development”. Un progetto sulla povertà, analizzata al di là del problema della mancanza di risorse economiche. L’attenzione è focalizzata sullo studio delle scelte individuali, in particolare sugli effetti dei «fallimenti di aspirazione».

Il progetto
L’idea è quella di «capire se oltre alle difficoltà oggettive legate alla povertà materiale, che hanno un peso molto importante, esistono ulteriori fattori legati al modo di percepire barriere (legate alla dimensione psicologico-comportamentale, ndr) che possono rinforzare il ruolo dei vincoli economic». E che rischiano di perpetuare la povertà. L’obiettivo è quello di cercare delle politiche che vadano ad agire proprio su questo meccanismo, partendo dall’analisi di alcuni comportamenti. Ad esempio quelli di chi valuta se investire o meno sull’istruzione dei propri figli. Al di là delle ristrettezze economiche, se per le famiglie più svantaggiate è poco probabile che i loro figli portino a termine gli studi, difficilmente investiranno sulla loro formazione.

Pari opportunità per gli studenti stranieri
Una parte del progetto guarda alle scelte di istruzione superiore dei figli di migranti in Italia. «Garantire pari opportunità agli studenti stranieri nella scelta dei percorsi scolastici» riguarda sia interventi diretti nelle scuole, già avviati grazie ai finanziamenti di Fondazione Cariplo, Compagnia di San Paolo, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, sia, sul fronte della ricerca (finanziata con fondi Erc), l’analisi degli effetti realizzata da La Ferrara insieme a due colleghi della Bocconi, Michela Carlana e Paolo Pinotti, usando i dati forniti da Miur e Invalsi. «A parità di preparazione rispetto ai loro coetanei, è meno probabile che questi ragazzi si iscrivano a un liceo, sono più propensi ad andare ai professionali». La Ferrara e il suo team fanno una valutazione d’impatto degli interventi nelle scuole. L’obiettivo è capire «se quando diamo informazioni a questi ragazzi e alle loro famiglie sui diversi percorsi e quando c’è un servizio di tutoraggio che li aiuta a scegliere consapevolmente, in base alle loro abilità, cambiano la scelta e puntano su iter formativi con prospettive di carriera migliori».

I finanziamenti per la ricerca
“Aspirations, Social Norms and Development” è finanziato dall’Erc con un milione e mezzo di euro. Ai microfoni di Radio24 , La Ferrara aveva detto che questi «finanziamenti sono importanti considerando che quelli italiani sono inadeguati alla qualità della ricerca che si fa». Qualche giorno dopo l'intervista, il Cipe ha stanziato 2,5 miliardi di euro per la ricerca. «È un ottimo passo avanti», ma quello che è necessario per il futuro, sostiene la professoressa, è che i finanziamenti non solo siano adeguati, ma anche stabili e prevedibili, come in altri Paesi. Non come accadeva per i Prin (progetti di ricerca di interesse nazionale) di cui non si è mai avuta una chiara agenda, con un budget «molte volte inadeguato» e soggetto a variazioni «paurose».

Scienza e parità di genere
Al di là del peso economico del finanziamento dell’Erc, quello ottenuto da La Ferrara è un importante riconoscimento della comunità scientifica, che difficilmente premia le donne. Anche se scienza e parità di genere sono di vitale importanza per la comunità internazionale (Agenda per lo sviluppo sostenibile 2030), persistono le disuguaglianze nel mondo accademico, anche in termini di guadagno. Determinare se ci sia discriminazione rispetto al salario percepito è però complicato perché le dimensioni da tenere in considerazione sono tante e difficilmente osservabili. Per capire la complessità del problema, La Ferrara ci offre un esempio: «Molto spesso si dice che la donna preferisce scegliere percorsi di carriera che diano più flessibilità anche in termini di orari di lavoro e quindi il differenziale salariale ne risente. Ma è difficile capire qual è il confine tra questa scelta e la discriminazione vera e propria». Per valutare il fenomeno più rigorosamente bisogna prendere in considerazione solo un fattore di contesto e isolare tutti gli altri. Come nel caso del Gender Differences in Recognition for Group Work, uno studio condotto da Heather Sarsons, ricercatrice di Harvard. Viene valutato il peso delle pubblicazioni scientifiche coautorate e la probabilità di essere promossi a professore ordinario o associato, per donne e uomini, in base a queste. «Gli uomini non vengono penalizzati dal pubblicare con altri colleghi maschi, mentre se una donna pubblica con uomini sì», commenta la ricercatrice.
Per La Ferrara è importante che ci sia una «parità nella possibilità di scegliere». Intraprendere o meno la carriera scientifica è una decisione che le donne devono poter prendere liberamente, senza costrizioni. Il problema è «quali sono i fattori di contesto che portano tante ragazze a escluderla». Tra questi, quelli legati all'aspettativa di non venir trattate in maniera paritaria una volta entrate nel mercato del lavoro. In questo caso, si tratterebbe di «una distorsione da correggere». La ricercatrice ritiene che ci sia anche da considerare la socializzazione dei «modelli che noi, più o meno consciamente, trasmettiamo ai bambini e ai ragazzi, sulle professioni considerate tipicamente maschili e tipicamente femminili». Pregiudizi ben consolidati.

Le policy universitarie statunitensi contro il gender gap
La Ferrara non ha mai percepito personalmente una disparità di trattamento e si ritiene fortunata. Ma, avendo ottenuto un Ph.D in Economics a Harvard, ha notato che, rispetto all’Italia, nel mondo accademico statunitense le donne vengono trattate con maggior riguardo. «Negli Stati Uniti c’è una maggiore attenzione alla questione di genere, cercano di evitare situazioni che potrebbero essere considerate discriminatorie. Questo lo si vede nelle policy delle università. La quota di donne presenti nei dipartimenti pesa molto nella loro valutazione». Nonostante questo, La Ferrara ha scelto di non lasciare il suo Paese d’origine. «Qui ho imparato tanto. E mi sembra bello che le nuove generazioni abbiano docenti che tornano e investono su di loro». Per lei non si tratta tanto di dare l’esempio, di un modello da seguire, ma di una restituzione. «Quello che il nostro sistema scolastico, spesso bastonato, ci dà è ancora tanto. E mi fa piacere esserne parte».


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