Studenti e ricercatori

Ict, l’Ue stanzia 230 milioni per progettare il futuro della comunicazione

di Roberto Nicchi

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L’Unione europea tramite il suo programma quadro per l’innovazione scientifica (Horizon 2020), sta puntando in maniera decisa ad una rivoluzione nel settore dell’Ict. Con l’apertura del 10 maggio scorso della call “Information and communication technologies” sono stati infatti messi a disposizione dei ricercatori, fino all’8 novembre 2016, oltre 230 milioni di euro. In ballo il progresso della comunicazione mobile, delle reti di distribuzione del segnale e della convergenza multimediale.


Smart Anything Everywhere, 25 milioni per una tecnologia integrata
Il processo di integrazione tecnologica degli oggetti di uso comune sta sempre più prendendo forma. L’Ue vuole cogliere l’attimo ed ha deciso di oliare i meccanismi per favorire la competitività delle piccole e medie imprese europee nella progettazione e sviluppo di tecnologie digitali avanzate (quali componenti elettronici innovativi, software e sistemi) da abbinare ad oggetti di uso comune. Fondamentale sarà riunire tutti gli attori della filiera, sia a livello locale che comunitario, per creare tecnologie personalizzate a seconda delle esigenze degli utenti. Quattro sono i settori fondamentali su cui i ricercatori potranno concentrarsi per accedere al budget stanziato di 25 milioni e mezzo di euro. Partendo dallo sviluppo di sistemi “Cyber-fisici” ed incorporati e dall’aumento della potenza di calcolo a basso consumo energetico per l’alimentazione sia di quest’ultimi che dell’“Internet of things”, passando per la realizzazione di micro componenti elettronici avanzati e di sistemi di “Smart integration” fino al raggiungimento dell’implementazione dell’elettronica organica.


5G, fibra ottica e wireless: fondi per 168 milioni
Il settore della comunicazione “mobile” è sicuramente terreno fertile per l’innovazione. Come, ad esempio, l’abbattimento nell’arco di 10 anni dei limiti delle infrastrutture di rete per permettere il supporto di una gamma sempre più ampia di servizi accessibili grazie a quello che sarà il prossimo “nuovo” standard, il 5G. Terminali sempre più capaci, “Internet of things”, accesso a servizi in modalità cloud-based, passaggio da un modello “client-server” ad uno “Anything as a Service” (XaaS) sono solo alcuni degli spunti da cui i ricercatori potranno partire per affrontare questa sfida. Il tutto senza dimenticare l’ottimizzazione delle funzioni di costo, l’utilizzo di scarse risorse (energia, spettro) e la migrazione verso le nuove architetture di rete. Il fondo stanziato per la realizzazione di progetti nell’ambito della “5G Infrastructure Public Private Partnership”, data la complessità e l’importanza dell’argomento, è pari a 103 milioni di euro. Sono 45, invece, i milioni di euro messi a disposizione per la sfida alla convergenza, sia in termini di scalabilità che di usabilità, delle attuali tecnologie al 5G. Obiettivo principale sarà lo sviluppo di nuove soluzioni di accesso alla rete sulla base di prototipi di dispositivi ottici integrati, oltre che wireless. Ulteriori 18 milioni sono messi a disposizione per chi vorrà affrontare, nell’ambito del “Digital Signal Processing”, le tematiche del potenziamento dello spettro, dell’elaborazione avanzata del segnale e della codifica per l’ottimizzazione e il raggiungimento di una trasmissione di Tbit/s nelle comunicazioni wireless.


39 milioni per Media e convergenza dei contenuti
L’evoluzione dell’Information and communication technologies non può escludere dal processo innovativo il settore dei media. Spesso infatti lo sviluppo di nuove tecnologie ha portato a immaginare nuove modalità di interazione e di consumo di contenuti, di cui l’Europa è un forte produttore. La sfida che viene posta ai ricercatori che vorranno applicarsi in questo campo di studi, con budget stanziato pari a 39 milioni di euro, è quella della massimizzazione del risultato nell’utilizzo delle tecnologie per il raggiungimento di un nuovo pubblico. Il tutto, ad esempio, sfruttando l’interoperabilità e l’integrazione tra radiodiffusione, Internet a banda larga, audiovisivi e “Social media”. Strumenti che, messi in interazione tra loro, sono in grado di raccogliere diversi tipi di feedback utili per facilitare la realizzazione di servizi iper-personalizzati e la creazione di contenuti partecipati. I progetti dovranno, tra l’altro, puntare allo sviluppo di ambienti immersivi in grado di migliorare l’esperienza degli utenti, specialmente nel superamento di problematiche relative a varie tipologie di disabilità.


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