Pianeta atenei

Guindani: «Imprese e atenei alleati per l’occupazione»

di Gianni Trovati

Negli ultimi due anni le università milanesi hanno attivato 60.744 tirocini curriculari e 271 dottorati di ricerca industriale; 6mila studenti degli ultimi due anni delle superiori sono stati coinvolti in forme di orientamento verso le lauree tecnico-scientifiche e i numeri sono in crescita. Il motore di queste azioni è l’alleanza tra gli atenei cittadini (e Pavia) e le imprese nel «progetto università e ricerca», una delle linee d’azione del piano strategico «Far volare Milano» che Assolombarda ha avviato due anni e mezzo fa per rilanciare le performance della città e delle sue imprese. «Il punto di partenza – spiega Pietro Guindani, presidente di Vodafone Italia, vicepresidente di Assolombarda con deleghe su università, innovazione e capitale umano e quindi responsabile del progetto – è stata una convinzione condivisa da imprese e università: quella del circolo virtuoso che parte dalla ricerca scientifica, produce innovazione tecnologica, aumenta la competitività, crea valore aggiunto per le imprese e quindi spinge l’occupazione qualificata e la ricchezza del territorio. Le università e le imprese hanno fatto insieme questa scelta, e le ricadute dureranno nel tempo». Di tutto questo si parlerà questa mattina ad Assolombarda nel convegno su «Università-impresa, un’alleanza per la qualità dell’alta formazione».

Dottor Guindani, quali azioni concrete ha prodotto questa “scelta condivisa”?
Nella ricerca, abbiamo creato occasioni di incrocio fra la domanda di innovazione delle imprese e l’offerta di conoscenza del mondo accademico, coinvolgendo 100 ricercatori in ipotesi progettuali con altrettante imprese. Si tratta di progetti specifici, modellati sulle esigenze delle singole imprese e sulla possibilità di trovare nell’università le competenze giuste per affrontarle.

Ma grandi numeri si raggiungono sulla didattica. Che cosa è stato fatto su questo versante?
Qui il primo obiettivo è di anticipare il più possibile l’incontro degli studenti con le aziende. Si tratta di un passaggio chiave per l’orientamento dei giovani, che così possono maturare le proprie scelte universitarie conoscendo la realtà invece di limitarsi a immaginarla. Questo porta a costruirsi percorsi di studio più specifici, che aumentano l’occupabilità e le chance di crescita professionale. Il ventaglio delle iniziative è ampio, e presenta diversi livelli d’impegno: si va dalle forme più semplici, come le testimonianze e le sessioni didattiche in azienda, a quelle intermedie, dai laboratori didattici o tesi in azienda ai moduli formativi in collaborazione fra università e impresa, fino a quelle più complesse, con il finanziamento di cattedre o di corsi, spin off e ai laboratori congiunti.

L’obiezione è nota, e parla di “invasioni di campo” nel mondo delle università.
È nota ma superata, perché partiamo dal presupposto che la didattica vada fondata sul connubio di due elementi: un robusto fondamento accademico e un avvicinamento il più possibile anticipato all’impresa.

Andate davvero così d'accordo con professori e rettori? Non ci sono resistenze?
La nostra esperienza mostra una forte maturazione del mondo accademico, che si rende conto di dover aumentare la propria attrattività in un contesto di una concorrenza interna e internazionale. A questo si associa il fatto che l’alleanza con le imprese produce nuovi finanziamenti mirati. A Milano, poi, non eravamo all’anno zero, grazie all’istituzione, qualche anno fa, del «tavolo dei rettori» che costituisce un momento consolidato di programmazione e verifica del lavoro comune fra università e imprese.

Ma a Milano, dove ci sono atenei di punta e grandi imprese, non è più facile raggiungere questi risultati? Il modello è replicabile in contesti diversi?
Con understatement milanese, più che di “modello” parlerei di “caso”, replicabile però in qualsiasi territorio e su qualsiasi scala. Proprio per la modularità delle opzioni in cui le partnership si possono tradurre, e per la varietà di modelli contrattuali disponibili, dallo stage all’apprendistato di alta formazione, non esiste un confine settoriale o dimensionale. L’importante è che scatti la scintilla iniziale, cioè la condivisione di obiettivi che citavo prima. Per le imprese è un investimento con grandi ritorni se viene portato avanti in modo sistematico, e le nostre aziende hanno risposto con entusiasmo.


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