Studenti e ricercatori

Il Gran Sasso science institute conquista il rango di Scuola di eccellenza

di Francesca Malandrucco

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Con l’approvazione del Dl “ex Lsu”, il Governo ha dato il via libera anche al rifinanziamento e alla stabilizzazione del Gran Sasso science institute (Gssi), la scuola sperimentale di dottorato internazionale dell’Aquila, che diventa ora a tutti gli effetti un istituto universitario a ordinamento speciale, con un contributo di 3 milioni di euro a partire dal 2016. A questi si andranno ad aggiungere altri 6 milioni che arriveranno direttamente dai fondi di sviluppo della Regione Abruzzo.

La promozione
Dopo tre anni di sperimentazione, quasi 2.000 domande arrivate per accedere alla scuola e 120 borse di studio di dottorato assegnate, di cui una metà a studenti stranieri, il centro fortemente voluto dall’ex ministro Fabrizio Barca diventa a tutti gli effetti una Scuola di eccellenza riconosciuta dal Miur, accanto alla Normale e alla Sant’Anna di Pisa, allo Iuss di Pavia, all’Imt di Lucca e alla Sissa di Trieste. «Siamo l’unica scuola speciale a sud di Pisa e l’unica ad essere nata solo dopo essere stata valutata dall’Anvur – racconta con orgoglio Eugenio Coccia, direttore del GSSI e docente di Fisica all’Università di Tor Vergata – Oggi possiamo dire di avere vinto una scommessa in cui tutti abbiamo fortemente creduto». L’idea di creare una scuola di dottorato internazionale è nata all’indomani del terremoto dell’Aquila, nel 2009. «Allora ero direttore dei Laboratori del Gran Sasso, dell’Istituto nazionale di fisica nucleare. Insieme all’Università dell’Aquila ci siamo chiesti come potevano rilanciare questa città e fare in modo che il terremoto non cancellasse le punte di eccellenza che ci invidiano in tutto il mondo. Da qui è venuta l’idea di aprire una scuola sperimentale di alta specializzazione che lavori in stretta sinergia tra il polo universitario e i Laboratori del Gran Sasso».

La sede e la didattica
Nella sede del Gssi, l’ex edificio di epoca fascista che aveva ospitato prima la Gioventù italiana del Littorio poi l’Isef dell’Aquila, si respira subito un’aria internazionale. Gli studenti arrivano da tutto il mondo, soprattutto Europa e Asia. Le lezioni sono in inglese, i colloqui di ammissione vengono fatti anche via Skype. Ad ognuno dei quattro corsi di dottorato in Fisica astroparticellare, Matematica, Computer science e Urban studies, vengono ammessi ogni anno 10 studenti. I dottorandi del primo anno hanno a disposizione un open space al piano terra della scuola. Qui studiano, si confrontano, iniziano a lavorare in equipe. Gli studenti del secondo e del terzo anno, invece, si spostano nell’edificio accanto. Ognuno ha la sua stanza dove analizzare ed elaborare i dati delle ricerche. La borsa di studio annuale è di circa 16mila euro. La scuola fornisce anche la mensa e l’alloggio in appartamento o un ulteriore gettone di 350 euro per pagare una casa in affitto.

Sinergia con l’università dell’Aquila e Infn
«La sinergia con l’università dell’Aquila, da una parte, e l’Infn dall’altra è strettissima – racconta il direttore del Gssi – Ognuno dei dottorandi in Fisica astroparticellare segue uno dei progetti che vengono eseguiti nei laboratori sotterranei del Gran Sasso, o presso L’European gravitational observatory a Pisa . Diciamo che una parte delle ricerche è portata avanti anche dai nostri ragazzi e diventa oggetto delle loro tesi di dottorato. Per loro è una grande opportunità, per gruppi di ricerca che lavorano agli esperimenti un grande aiuto».

Rapporto stretto con territorio e aziende
Il Gssi, però, punta anche a creare sinergie con le aziende del territorio dell’Aquila. «I Laboratori del Gran Sasso stanno lavorando ad una serie di prototipi che interessano e possono essere prodotti dalle aziende abruzzesi e possono conquistare un mercato internazionale, come ad esempio nuovi sensori di luce o camere pulite a bassissima radioattività», aggiunge Coccia. Primi contatti sono già stati avviati con la LFoundry di Avezzano e la Walter Tosto di Chieti.

Via al reclutamento dei docenti
Con il riconoscimento e la stabilizzazione arrivata dal Miur, partirà anche il reclutamento del personale docente. «Fino ad oggi abbiamo avuto un’equipe di docenti di altre università che hanno creduto nel progetto – spiega Coccia – Ora faremo concorsi. Puntiamo a reclutare ricercatori e professori giovani, anche tra i “cervelli” italiani che lavorano all’estero».


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