Studenti e ricercatori

Negli atenei spazi anche per il tempo libero e l’aggregazione degli studenti e di chi ci lavora

di Ludovica Ciriello

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La Crui (Conferenza dei rettori delle università italiane), il Codau (Convegno dei direttori generali delle amministrazioni universitarie) e l’Anciu (Associazione nazionale circoli italiani universitari) hanno siglato un protocollo d’intesa che si propone di trovare nuovi spazi all’interno degli atenei italiani, per trasformarli in luoghi in cui sia possibile dedicarsi a iniziative – prevalentemente legate al tempo libero - che possano contribuire a migliorare la qualità della vita di docenti, personale amministrativo e studenti.
L’obiettivo del documento – che porta le firme di Gaetano Manfredi, Cristiano Nicoletti e Giuseppe La Sala, i tre presidenti delle organizzazioni coinvolte nel progetto - è rendere l’università un luogo in cui sia più facile fare il proprio dovere, potendovi svolgere anche attività che siano integrative e collaterali rispetto a quelle di didattica e ricerca, proprie degli atenei.

Coinvolti i Cral
Per raggiungere questo scopo, si è pensato di dare più spazio ai Cral (Circoli ricreativi assistenziali lavoratori): circoli che agiscono senza scopo di lucro, legati al mondo universitario, ma non appartenenti all’organigramma d’ateneo. Proprio i Cral, infatti, da ormai molti anni si impegnano per stimolare, all’interno degli atenei, iniziative a carattere culturale, sportivo-dilettantistiche, ricreative, di turismo sociale e servizi di quotidiana utilità e lo fanno anche in forza di un’intesa tra Crui e Anciu che, di fatto, c’è già da tempo. «Tuttavia – spiega Antonio Melissa, presidente Cral della Federico II di Napoli - con questo protocollo le cose per noi migliorano molto, perché entra a far parte dell’accordo anche il Codau che, rappresentando i direttori amministrativi universitari, è un tassello del puzzle da cui non si poteva prescindere».

Finanziamenti
Un altro scoglio da superare è sempre stato quello dei fondi cui attingere. Anche su questo, però, il Protocollo interviene in modo determinante. «Prima dovevamo cercare fondi esterni – continua Melissa - Ora, invece, ogni circolo aderente all’Anciu potrà contare su una parte dei fondi già a disposizione del proprio ateneo. Il protocollo dà, inoltre, mandato ai eettori e ai direttori amministrativi di propagandare le nostre attività, soprattutto nelle università che non hanno ancora un proprio Cral, così da colmare questa lacuna».
In un momento di difficoltà del sistema universitario si è, dunque, pensato di intervenire in modo concreto con quelle che, spiega Cristiano Nicoletti, presidente Codau «possono essere considerate delle vere e proprie attività di welfare per gli atenei. L’università è un sistema unico di personale amministrativo e docente – continua Nicoletti - era giusto quindi che anche noi, in qualità di rappresentanti del personale amministrativo, entrassimo a far parte dell’accordo. Ed è un bene che, grazie all’impegno dell’Anciu, si pensi all’università come un luogo dove poter “stare insieme” e all’interno del quale possa esserci spazio anche per le famiglie del personale. Noi del Codau cercheremo di sponsorizzare il lavoro dei circoli, di mettere a loro disposizione ulteriori e nuovi spazi e di istituzionalizzare alcune delle loro attività che, di fatto, già esistevano».

L’esperienza della Federico II di Napoli
A Napoli, grazie ai progetti del Cral dell’università Federico II, pensati per alleviare il peso psico-fisico dei dipendenti e degli studenti, erano già in cantiere progetti legati alla realizzazione di asili nido, palestre e un servizio di bike sharing: progetti che escono rafforzati dal protocollo d’intesa.
Uno degli obiettivi del Cral è rendere Monte Sant’Angelo – una delle sedi della Federico II - un vero e proprio campus universitario: si procederà costruendo una palestra, nella zona che in origine fu progettata come campo da tennis e da basket per poi essere abbandonata in ragione del fatto che i rumori delle attività sportive disturbavano le lezioni in aula.
Quanto, invece, al progetto “City Bike”, lo spunto arriva dal progetto di bike-sharing del Comune di Napoli. «Ci sono cinque complessi universitari, dalla sede di Agnano a quella di San Giovanni, più o meno tutti in zone pianeggianti – dice Melissa – abbiamo quindi pensato, avvalendoci di aziende convenzionate, di mettere in ogni complesso universitario dalle 20 alle 40 biciclette che studenti e dipendenti possono utilizzare gratuitamente».
Il progetto che, per ora, aveva creato più difficoltà ma che, grazie al nuovo protocollo, si dovrebbe avviare a stretto giro, è quello degli asili nido. «Quasi il 50% del personale dipendente degli atenei è femminile. Creare degli asili in sede sarebbe, dunque, un supporto molto valido per l’università. Le aree ci sono. Le ex mense, ad esempio, sono perfette per ospitare un asilo», conclude Melissa.


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