Studenti e ricercatori

«Studiare all’estero conviene, i ragazzi trovano lavoro in metà tempo»

di Maria Piera Ceci

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L’idea di consentire ai giovani di studiare all’estero le venne in mente nel ’58, quando non le furono riconosciuti gli esami sostenuti in un’università americana. Da quel giorno decise di lottare perchè altri studenti non subissero lo stesso destino e nacque così l’idea del Progetto Erasmus. Ora, nel giorno della Festa dell’Europa, a Sofia Corradi, 82 anni, conosciuta come Mamma Erasmus, è stato consegnato dal re di Spagna Filippo e dal presidente del parlamento europeo Schultz il premio Carlo V.

La storia
Lei, Sofia Corradi, proprio non se l’aspettava. E così ci racconta la sua storia.
«Dopo il mio master di diritto comparato alla Columbia University di New York, tornai in Italia e in segreteria non solo mi dissero che non mi avrebbero riconosciuto gli esami sostenuti negli Stati Uniti, ma diedero un’occhiata sdegnosa ai miei titoli e l’impiegato disse: «Columbia University, mai sentita nominare». Si erano fatti l’idea che io volessi sgraffignare una laurea con delle credenziali rilasciate da una qualche università fantasma con sede alle Bahamas o altro paradiso fiscale. E mi insultarono: lei va divertirsi all’estero, poi viene qui e vorrebbe la laurea. Mi rassegnai e rifeci gli esami, però il fatto di aver avuto questa esperienza alla Columbia University mi procurò rapidamente dei posti di lavoro uno meglio dell’altro e mi trovai a 20 ad essere la consulente per le relazioni internazionali dell’associazione dei rettori delle università italiane, dove ho cominciato la mia battaglia, una battaglia durata fino al 1987, quando finalmente è arrivato l’Erasmus ufficiale dell’Unione europea. L’Erasmus è il mio sogno educativo diventato realtà e questo mi compensa di tutte le innumerrevoli sgarberie che mi sono state dette quando io per quasi vent’anni facevo lobbying, inseguivo parlamentari europei, alti funzionari dei ministeri italiani».

Studiare all’estero conviene
Sofia Corradi però non guarda solo indietro ai suoi ricordi. Incontra ancora tantissimi giovani che invita a partire. «Studiare all’estero giova, infatti i genitori ricchi all’estero i figli ce l’hanno sempre mandati dal tempo del rinascimento. Invece l’idea mia era che questa dovesse diventare un’opportunità aperta a tutti. Ai giovani dico: Andate in Erasmus. Tornano che non sono le stesse persone. Si divertono, diventano più maturi, più adulti. Alla fine trovano lavoro in metà tempo rispetto a chi non fa l’Erasmus. Piacciono di più alle donne, piacciono di più ai colleghi, piacciono di più ai datori di lavoro, sono più felici. E poi sentiste le mamme! Mio figlio, che non si era mai lavato i calzini, adesso è autonomo, viaggia senza spendere perchè vola con i low cost, e non spende niente perchè mica va in albergo, va a dormire dagli amici che ha conosciuto in Erasmus».


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