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L’università di Pavia «fuorilegge» sulle tasse universitarie: illegittimo lo scorporo dei fuoricorso

di Benedetta Pacelli

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L’università di Pavia fuorilegge sulle tasse universitarie. E costretta dal consiglio di Stato a risarcire circa 6 milioni di euro di contribuzione studentesca per gli anni 2011-12. Ma il principio stabilito dai giudici di Palazzo Spada rischia di creare un effetto domino sull’intero sistema accademico, capace di scoperchiare diverse situazioni di illegalità in cui potrebbero trovarsi quegli atenei che, beneficiando di una norma della spending review voluta dal governo Monti, secondo la quale era possibile lo scorporo della tassazione dei fuoricorso, sono riusciti a restare nella soglia del 20% del Fondo del finanziamento ordinario per le tasse studentesche. Peccato che per dar concretezza al principio servivano successivi decreti attuativi. Mai emanati dal legislatore, messi in atto dagli atenei però.

Il ricorso
La vicenda prende il via nel 2010 quando l’ateneo pavese decide di cambiare il sistema di contribuzione studentesca, sforando il tetto previsto dalla legge relativo al peso delle tasse rispetto ai finanziamenti ministeriali. Allora, infatti, c’era una norma chiara (dpr 306/97) secondo la quale il gettito totale delle tasse recepito da ogni ateneo non poteva essere superiore al 20% di quanto ricevuto dallo Stato come Ffo. A Pavia, però, si supera il tetto massimo. E l’associazione studentesca Udu (Unione degli Universitari) decide di fare ricorso. Ad aggravare la situazione ci pensa poi il decreto sulla spending review voluto dal governo Monti che sancì un principio nuovo: l’esclusione delle tasse pagate dagli studenti fuoricorso dal computo del gettito complessivo. In pratica, in tempi di ristrettezze economiche per le università, si offriva loro la possibilità, come si legge dal Consiglio di stato, di «incrementare i contributi dovuti dalla categoria degli studenti fuori corso, evitando nel contempo che gli effetti in termini di maggiori entrate, dei suddetti incrementi di contribuzione abbiano ad essere vanificati dallo sforamento del limite del 20% imposto». In sostanza se, prima del decreto, la soglia di tassazione a carico degli studenti non avrebbe dovuto superare il 20% dell’Ffo, da quel momento si prevede che il calcolo della contribuzione non sia più fatto sul totale degli studenti iscritti, ma solo sulla quota di quelli regolarmente in corso, escludendo i fuori corso.

Il giudizio
Due i principi fondanti stabiliti dal consiglio di stato con due sentenze relative al mancato rispetto della normativa sulla tassazione universitaria per gli anni 2011 e 2012. Nel primo caso il giudice di Palazzo Spada ha riconosciuto la natura vincolante della normativa sulla tassazione studentesca: il gettito totale delle tasse recepito da ogni ateneo non può essere superiore al 20% di quanto ricevuto dallo Stato come Ffo. La sentenza inoltre stabilisce che la modifica della formula di calcolo di questo indicatore, introdotta dal Governo Monti nel 2012, che prevede l’esclusione delle tasse pagate dagli studenti fuoricorso dal computo del gettito complessivo, non ha valore retroattivo. Ma non solo, perché secondo il Cds la «distinzione tra la contribuzione degli studenti in corso e dei fuori corso, mancando i provvedimenti attuativi» non è «di immediata applicazione». Quindi «giacchè gli incrementi di tale contribuzione possono essere disposti entro limiti e criteri definiti con decreto entro il 31 marzo di ogni anno, è evidente che il mancato computo della contribuzione (…) potrà riguardare solo la contribuzione definita sulla base dei nuovi criteri, i quali presuppongono la previa adozione del decreto ministeriale».

Dunque una sentenza «di fondamentale impatto politico» ha dichiarato Jacopo Dionisio, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari «che determina, dal 2012 ad oggi, una situazione di potenziale illegalità per la maggior parte degli atenei italiani, tutti quelli che, senza lo scorporo totale delle tasse pagate dagli studenti fuoricorso, non avrebbero rispettato il vincolo del rapporto massimo del 20%. La discussione sulla tassazione universitaria sembra essere finalmente entrata nell’agenda di Governo: ora, a seguito dell’ennesima bocciatura della magistratura per la legge in vigore, ribadiamo che è prioritario intervenire con urgenza su questo tema».


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