Studenti e ricercatori

Statistico attuario, una professione al riparo dal rischio disoccupazione

di Benedetta Pacelli

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È una professione che non conosce disoccupazione. Una delle più richieste sul mercato italiano e internazionale e la migliore del 2015 negli Stati Uniti secondo la classifica di career cast, il portale di ricerca di lavoro globale. Peccato che in pochi conoscano l’attuario e, ancora meno, sappiano con precisione cosa faccia questo strano professionista che studia le conseguenze economiche collegate ai rischi, cercando di determinare l’andamento futuro di variabili demografiche ed economiche. Ma alla luce dei dati una cosa è certa: se si studiano i numeri non è detto che si debba fare necessariamente il dottore commercialista o l’esperto contabile.


Chi è l’attuario
L’attuario è quel professionista specializzato in statistica, matematica, calcolo delle probabilità e teoria finanziaria applicate allo studio di eventi futuri incerti. L’attività di questo professionista quindi trova la sua essenza ovunque ci sia un rischio e quindi in particolare nel settore assicurativo, previdenziale e nelle attività finanziarie. La società americana degli attuari conta 24mila iscritti. Quella europea oltre 20mila. In Italia gli iscritti all’albo non arrivano a 1000, la maggior parte uomini (57%), e sono in rapida crescita: più 45% nel 2014 rispetto all’anno precedente.
Ma come si diventa attuario? Per diventare attuari, dopo aver conseguito la laurea in scienze statistiche, attuariali e finanziarie, in finanza e in scienze statistiche, è necessario superare l’esame di stato che consente l’abilitazione e quindi l’iscrizione all’albo di categoria.


I settori di occupazione
Secondo l’Istat l’occupazione per un attuario, tre anni dopo aver conseguito la laurea, è pari al 100%. Ma non solo perchè i giovani vengono selezionati dai futuri datori di lavoro quando ancora stanno studiando in università. Una situazione determinata anche dai numeri esigui. Poche professionalità in presenza di un mercato altamente specializzato dove sempre più si richiedono complessi calcoli di probabilità di rischio. Gli attuari si dividono tra la libera professione e un contratto da dipendente in tutti i settori più tradizionali, come assicurazioni, istituti bancari, enti previdenziali, istituti di vigilanza (Ivass) e fondi pensione (Covip). Ma l’urgenza di professionisti capaci di valutare le incertezze sta spingendo in là i confini del settore: ci sono attuari nella gestione, nelle funzioni di controllo e nell’informatica, specchio digitale delle vecchie professioni. E quando si parla di carriere, non si intende solo l’Italia. Il boom di paesi emergenti sta facendo lievitare la richiesta di esperti del rischio in tutti gli scenari che si misurano, per la prima volta, con le incognite future dello sviluppo economico.
E gli stipendi? Secondo Careercast alla crescita di domanda di queste professionalità c’è stata una parallela crescita nelle retribuzioni, salite fino a una media che sfiora i 100mila dollari l’anno. In Italia è più difficile estrarre numeri, ma si viaggia su cifre sicuramente significative e superiori alla media, soprattutto degli altri professionisti italiani.


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