Studenti e ricercatori

Solo il 10 per cento dei laureati italiani sceglie di studiare con Erasmus

di Benedetta Pacelli

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Erasmus questo sconosciuto. Almeno per gli studenti italiani. Solo il 10% dei laureati in Italia, infatti, ha scelto questo tipo di esperienza durante il corso di studi. Troppo pochi nel complesso, e ancora di meno rispetto a quella quota minima del 20% che il consiglio dei ministri europeo ha fissato per il 2020. E’ solo uno dei numeri che salta all’occhio scorrendo il XVIII Rapporto Almalaurea nella sezione dedicata al “Profilo dei laureati italiani” dove si scopre però che i laureati sono più regolari negli studi, tanto da riuscire a terminarli in anticipo rispetto a quanto non facessero negli anni precedenti.


Tirocini e stage snobbati
Dunque studenti più regolari, ma poco propensi a fare le valigie. La maggior parte di loro, infatti, snobba le esperienze di tirocinio e fa spallucce ai programmi dell’Unione europea. Gli stessi che, secondo Almalaurea, sono «carte vincenti per entrare nel mercato del lavoro».
I laureati che hanno svolto tirocini riconosciuti dal proprio corso di studi nel 2015 sono stati circa il 50% quota praticamente invariata da oltre 5 anni, mentre le esperienze di studio all’estero riconosciute dal corso di laurea hanno riguardato a mala pena il 10% dei laureati (erano il 9% nel 2010). Numeri bassi, soprattutto considerando, come dice il consorzio interuniversitario che i laureati che hanno svolto un’ esperienza di stage «hanno il 57% di probabilità in più di lavorare rispetto a chi non vanta questa esperienza nel curriculum», mentre chi ha svolto un soggiorno all’estero ha una chance del 10% in più di trovare un’occupazione a un anno dal titolo


La riuscita negli studi
Ma qualche dato positivo c’è. Innanzitutto i laureati italiani hanno anticipato di oltre mezzo anno l’età media in cui conseguono la laurea. Il numero più importante che emerge è proprio l’età in cui si completa il corso di studi: oggi è pari a 26,2 anni, mentre era di 26,9 nel 2010. In particolare risulta di 25,1 anni per i laureati di primo livello, 26,9 per i magistrali a ciclo unico. E i risultati sarebbero ancora migliori se non ci fosse l’abitudine di prendersi un lungo periodo di sosta dopo la scuola secondaria superiore prima di formalizzare l’iscrizione universitaria: in media, per la generazione uscita dall’ateneo nel 2015, la vacanza è di oltre un anno. Ma il miglioramento, si legge ancora nel rapporto, è dovuto principalmente alla regolarità degli studi: i laureati che sono riusciti a concludere gli studi universitari rispettando i tempi previste dagli ordinamenti erano il 39% nel 2010, sono il 47% nel 2015. In pratica su cento laureati terminano l’università in corso 46 laureati triennali, 35 laureati a ciclo unico e 56 magistrali biennali. Solo 12 laureati su 100 invece terminano gli studi 4 anni o più fuori corso.
Ma chi si laurea prima? Soprattutto chi ha scelto una professione sanitaria (69 laureati su 100), mentre all’estremo opposto restano soltanto 25 laureati su 100 del gruppo giuridico e 35 su 100 di ingegneria.


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