Studenti e ricercatori

Non penalizzare i policlinici universitari motori di innovazione

di Giuseppe Novelli *

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Le prestazioni sanitarie migliorano con lo sviluppo della ricerca e dell’innovazione tecnologica oltre che con il miglioramento delle conoscenze degli operatori inseriti o da inserire nel Ssn (Formazione). La riforma del Titolo V della Costituzione, attuata dalla legge costituzionale n. 3/2001 e dalla legge 131/2003, assegna alle Regioni nuove e più ampie competenze di legislazione concorrente in materia di organizzazione sanitaria, formazione, ricerca, e professioni e conseguentemente determina una stretta collaborazione tra Università e Ssr. Il ruolo dell’università incide fortemente su: modelli organizzativi; formazione; ricerca; terza missione.

Le università pertanto devono concorrere alla programmazione sanitaria regionale. Infatti, il diverso fabbisogno di risorse che caratterizza la formazione in ambito sanitario è riconosciuto anche dai modelli di ripartizione delle quote del Ffo (il Fondo di finanziamento ordinario) alle università, che stabiliscono un coefficiente di costo per studente iscritto ai corsi di studio dell'area sanitaria. I rapporti tra università e Ssr dovevano essere definiti dalla legge 30 dicembre 2010, n. 240 all’articolo 6 comma 13. Purtroppo a oggi nessun passo oggettivo nella direzione auspicata, è stato fatto. La Crui ha più volte sollecitato i ministeri competenti ad attivarsi in questa direzione e fornito anche documenti e proposte al riguardo come lo schema-tipo di convenzione tra Regione e università che prende in considerazione non solo gli aspetti normativi e strettamente assistenziali, ma fornisce anche elementi innovativi di possibili interazioni finalizzate alla valorizzazione economica della conoscenza. Quest’aspetto oggi sottolineato dalle attività di Terza Missione delle università, riguarda interventi e azioni mirati a favorire lo sviluppo o la creazione di beni pubblici che aumentano il benessere della società. Tra questi: brevetti; spin-off; conto terzo; trials clinici; la formazione continua (aggiornamento, sistemi di simulazione); le attività clinico-assistenziali in tema di prevenzione, diagnosi precoce, sanità d'iniziativa, strategie diagnostiche e terapeutiche avanzate (telemedicina); valutazione della performance sanitaria; comunicazione e partecipazione del cittadino. In questo modo si valorizza anche il ruolo del personale sanitario nella ricerca, soprattutto, ma non esclusivamente, alla luce della peculiarità dell’area medica e scientifica, che vede una forte espansione delle tecnologie e metodiche diagnostiche volte al miglioramento dei progetti scientifici.
Questa è la ragione della mozione dei rettori del 21 aprile 2016. In tempi d’incertezza economica e di crescita lenta, è più importante che mai per le economie trovare modi alternativi per ottenere un vantaggio competitivo. Questo può realizzarsi attraverso l'aumento della produttività, e riduzione dei costi sanitari. Un policlinico universitario costituisce un agente di crescita sociale, per una società più democratica, aperta, inclusiva, maggiormente improntata ai valori di tolleranza e riconoscimento dell’altro; un agente di crescita economica, che agisce come un “fertilizzante”, crea e alimenta un ecosistema d'innovazione; un agente di riduzione dei divari geografici, in grado di riequilibrare, riunificare, compensare le differenze (ad esempio il turismo sanitario interregionale). I policlinici universitari e le aziende ospedaliere universitarie non sono soltanto istituzioni che erogano assistenza, sono anche istituzioni che danno competenze, innovazione, e formazione. Perché non utilizzarle come risorsa per raggiungere i nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) stabilite dall’Onu?
Gli SGDs sono stati adottati nell'ambito dell’Agenda globale 2030 delle Nazioni Unite, e il governo si è impegnato a rispettarli. I policlinici universitari e le aziende universitarie possono contribuire a definire soluzioni nuove alle sfide globali – ad esempio per la salute (SDG 3) e collaborare a sviluppare la sostenibilità in ogni sua declinazione, economica, sociale, ambientale, istituzionale.
Tutelare lo stato di salute della popolazione migliorando le performance del sistema può portare a maggiore sostenibilità e crescita economica in futuro. Così come ha detto anche lo stesso Giovanni Bissoni, sub commissario di Governo per l’attuazione del piano di rientro della Regione Lazio, che nei giorni scorsi in un convegno organizzato da Tor Vergata («Dialoghi sulla sostenibilità») ha riconosciuto che «abbiamo purtroppo un sistema sanitario non attento a quelle che sono le sfide principali del nostro tempo. Secondo l’Istat, per la prima volta da anni, l'aspettativa di vita è a un punto fermo. Negli ultimi anni è salita, ma è una vita che non viene condotta in buone condizioni: si vive di più, ma si vive da malati. Le nostre università, le nostre aziende universitarie, devono giocare un ruolo essenziale in questa sfida all'innovazione».

* Vice-Presidente Crui con delega alla Sanità e Rettore università di Roma Tor Vergata


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