Studenti e ricercatori

«Resto in Italia a fare ricerca perché altrove non si potrebbe fare meglio»

di Lorenza F. Pellegrini

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In Italia mancano gli investimenti in ricerca e sviluppo ma non le buone idee, come il “BrainBIT”, di Francesco Pavone, direttore del Lens (European Laboratory for non-linear spectroscopy ) di Sesto Fiorentino e docente universitario. È uno dei 26 ricercatori italiani vincitori degli ultimi advanced grants , finanziamenti del valore complessivo di 647 milioni di euro assegnati dal Consiglio europeo della ricerca (Erc) ai migliori scienziati leader nei loro settori. Pavone, già responsabile di un’altra ricerca (sulla mappatura del cervello umano) finanziata dall’Europa, porterà avanti il suo progetto Erc in Italia perché, sostiene, altrove non si potrebbe fare di meglio.
Vincere gli advanced grants è stato per lui un onore perché si tratta di «un importante riconoscimento da parte della comunità scientifica». È una grande opportunità per poter sviluppare il suo progetto, «una ricerca proiettata verso il futuro» da cui si potrebbero ottenete «risultati utili e inaspettati, soprattutto rispetto a qualche anno fa».

Il progetto di ricerca
Il “BrainBit” consiste nella realizzazione di «una tecnologia ottica, basata sull'utilizzo dei fotoni, capace di leggere i segnali che si propagano nel cervello e di “scrivere” all'interno delle reti neurali stimolandole con la luce», spiega Pavone. Un sistema che può essere usato per codificare alcune informazioni che servono a capire, in primo luogo, quali sono le risposte del cervello in caso, ad esempio, di ischemia o di traumi al midollo spinale in cui si causano interruzioni di segnali che possono compromettere anche la funzionalità degli arti. Successivamente, continua il ricercatore, «la tecnologia ottica verrebbe utilizzata per riabilitare il soggetto e favorire la (ri)costituzione di percorsi neurali alternativi in grado di ripristinare almeno in parte le funzionalità perse. Inoltre, l’intento della ricerca è anche quello di individuare le mappe funzionali simili tra persona e persona, che non subiscono quella variabilità biologica che è tipica dell’unicità dell’individuo».
Al Lens lo studio del cervello umano viene già portato avanti nell’ambito dello Human Brain Project (HBP) , progetto scientifico coordinato dallo stesso Pavone. L’Hbp come il BrainBIT rientra in Horizon 2020 , lo strumento di finanziamento alla ricerca scientifica e all’innovazione della Commissione europea. Sono quindi due i riconoscimenti che l'Unione ha dato al ricercatore italiano.

Il rapporto pubblico-privato
«La ricerca “BrainBIT” viene condotta dall'Università di Firenze in collaborazione con altri due gruppi: il Cnr di Pisa e l’Istituto Italiano di Tecnologia di Lecce», puntualizza il direttore dello European Laboratory for non-linear spectroscopy. Al momento viene finanziata con i 2,3 milioni messi a disposizione dall’Erc, ma in futuro anche i privati potrebbero essere interessati a investire nella ricerca, soprattutto perché «queste tecniche di eccitazione per via ottica delle reti neurali potrebbero un domani esser applicate a fini terapeutici».
In questo Paese si parla spesso di fuga dei cervelli, ma a quanto pare non sempre i migliori se ne vanno . Proprio Pavone, che ha scelto di restare in Italia per portare avanti la sua attività scientifica, considera l’Università di Firenze e il Lens due strutture di alto livello, adatte a sviluppare ricerche complesse come quella finanziata dall'Erc. «Qui ci sono tutte le competenze necessarie – afferma - e non credo che altrove si potrebbe fare di meglio». Secondo il ricercatore, il vero problema, non solo in Italia, è l’andamento dell’economia. «La crisi detta le scelte dei governi che si trovano necessariamente a dover arginare delle emergenze che riguardano welfare, sicurezza, pensioni. La ricerca viene purtroppo messa in secondo piano, anche se genera conoscenza, ricchezza, benessere, anche se è in grado di migliorare la qualità della vita e, a volte, addirittura di salvarla».
L’Italia, nonostante un lieve incremento della quota del Pil destinata alla ricerca (1,31% nel 2013), è molto al di sotto della media europea (2%) e lontano dal 3% di Europa 2020. Pavone però è ottimista perché ha notato «una grande attenzione da parte del governo nei confronti della ricerca italiana». La sua impressione è che soprattutto nell'ultimo anno ci sia stata una forte accelerazione. Rispetto al paragone con altri Stati europei, non ha dubbi: «All’estero i miei colleghi non navigano in acque molto migliori delle nostre».


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