Studenti e ricercatori

Gli studenti bocciano la riforma per l’accesso alla pratica forense

di Mar.B.

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No al numero chiuso per diventare avvocato e no ai corsi di formazione a pagamento. Il Consiglio nazionale degli studenti universitari ha approvato venerdì scorso una mozione sulla riforma dell’accesso alla pratica forense che prevede appunto l’attivazione di un sbarramento per accedere a corsi a pagamento post lauream. Il Cnsu chiede inoltre che vengano esonerati dall’obbligo di partecipare a questi corsi sia gli iscritti delle Scuole di specializzazione per le professioni legali organizzate dalle università che tutti quei laureati che abbia conseguito il diploma in Giurisprudenza prima dell’anno accademico 2016/2017.

La bozza di regolamento che il ministero della Giustizia ha inviato a fine marzo
al Consiglio nazionale forense per il relativo parere prevede una vera e propria riforma per l’accesso alla professione di avvocato: innanzitutto introduce il numero chiuso non all’ingresso e quindi al corso di laurea, ma alla sua conclusione, prima cioè dell’esame di abilitazione alla professione. I futuri tirocinanti, infatti, saranno costretti a seguire corsi di formazione a pagamento, a numero chiuso, e con una durata minima di un numero di ore. Novità queste che non sono affatto piaciute agli studenti che chiedono di modificare il regolamento «nella parte in cui prevede la sopportazione dei costi a carico degli aspiranti Avvocati, prevedendo la possibilità di frequentare corsi gratuiti», o almeno garantendo «il conferimento delle borse di studio in favore dei tirocinanti più bisognosi e meritevoli». Gli studenti bocciano poi il numero programmato per l’accesso ai corsi perché «si rivelerebbe un inutile duplicato di quella già presente nell’esame di stato». Per Lorenzo Roesel, presidente Coordinamento liste per il diritto allo studio l’idea del ministero della giustizia «non ci sembra in questo momento rispondere alle esigenze dei giovani aspiranti avvocati». «Numero chiuso e, soprattutto, obbligo di frequenza di corsi a pagamento - aggiunge Roesel - rischiano di essere l’ennesima porta chiusa in faccia alle giovani generazioni. Certo, il numero degli avvocati sfonda le 220.000 unità: il problema deve essere affrontato con impegno e serietà. Abbiamo perciò chiesto un incontro quanto prima col ministero della Giustizia e il Cnf al fine di poter elaborare al più presto una soluzione ragionevole e condivisa».


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