Studenti e ricercatori

Manfredi: «Vogliamo formare figure utili al mondo delle imprese e delle professioni»

di Mar.B.

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«Vogliamo preparare laureati già pronti per il mercato del lavoro legati a quella filiera tecnico professionale dove oggi abbiamo un numero di studenti molto basso e in continua diminuzione. Questo progetto avrà successo solo se garantiremo l’occupabilità». Gaetano Manfredi, Magnifico della Federico II di Napoli e presidente della Conferenza dei rettori, racconta così il suo “piano” sulle lauree professionalizzanti a cui stanno lavorando i rettori e al centro di un tavolo appena istituto al Miur. «Il progetto è ambizioso, serve coraggio», ammette Manfredi che guarda ai risultati della Germania come il target da raggiungere in futuro:  «In Italia sui percorsi universitari tradizionali, il 3+2 e le magistrali, abbiamo all’incirca il numero di studenti della Germania, quello che ci manca in Italia è il numero di iscritti alle università tecniche che rappresentano il 30-40% del totale dei laureati tedeschi»

Come devono essere strutturate queste lauree?
Con un percorso di tre anni sul modello delle lauree delle professioni sanitarie, un anno di teoria, un anno di laboratorio legato alle esperienze e un anno on the job presso aziende o pubbliche amministrazioni.

Si deve cambiare il modello del 3+2?
Non c’è bisogno di stravolgimenti. Le lauree professionalizzanti erano parte di quel disegno di riforma che ora va completato. Vogliamo partire con una sperimentazione, facendo innanzitutto una ricognizione attenta dei fabbisogni delle figure di cui ha bisogno il mercato del lavoro.

A quali settori pensa? 
Penso alle materie tecnico scientifiche, a partire da ingegneria, biologia o le biotecnologie o all’agroalimentare. Ma anche i settori più umanistici, come i beni culturali e il turismo.

Di chi sarà la responsabilità di questi corsi?
I titoli saranno erogati dall’università, ma credo sia giusto intervenire sulla governance prevedendo la presenza di forti partner, anche sulla parte di indirizzo di questi corsi di laurea. Penso innanzitutto al sistema produttivo, al mondo dei servizi e della Pa. Quello che dobbiamo evitare è che diventino una brutta copia delle triennali che abbiamo oggi.

Qual è la posizione del ministero?
Ci sono stati già alcuni incontri. Ora parte un tavolo per vedere quali sono le modalità tecniche per percorrere questa strada. Non credo servano decreti, ma puntiamo a una via più soft, di tipo amministrativo, almeno nella fase iniziale intervenendo sulle classi di laurea per le quali serve una maggiore flessibilità. L’idea è di partire con i primi corsi nell’anno accademico 2017/2018

Quali sono gli ostacoli principali ?
Innanzitutto c’è la necessità che il mondo lavoro riconosca questi titoli. E poi serve un approccio corretto del mondo accademico, non dobbiamo fare corsi troppo teorici o considerarli una serie b delle lauree triennali.

Si è appena conclusa la raccolta dei prodotti da parte dell’Anvur per la nuova Vqr. Non sono mancate le proteste. Qual è il suo bilancio?
Alla luce dei dati definitivi la partecipazione è stata complessivamente molto ampia, ma questo non cancella il malessere che è stato evidenziato nel sistema universitario. Per questo servono risposte, oltre alla trasparenza e alla semplificazione c’è bisogno di maggiori investimenti nell’università e un vero riconoscimento di una dignità stipendiale dei docenti, soprattutto quelli giovani che sono i più penalizzati.

Quali misure si attende nel prossimo futuro dal Miur?
Mi aspetto un intervento forte di semplificazione per le attività degli atenei e la continuità e il potenziamento del programma di assunzione dei giovani ricercatori già dalla prossima legge di stabilità

E sul Fondo di finanziamento?
Mi auguro che l’ammontare del finanziamento venga definito prima dell'estate per aiutarci a programmare. Per il prossimo anno chiederemo un incremento significativo dei fondi, vogliamo recuperare nei prossimi anni il miliardo di euro che è stato tagliato negli ultimi 6 anni.


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