Studenti e ricercatori

Ecco l’identikit delle «Scuole professionali» che strizzano l’occhio alla Francia

di Benedetta Pacelli

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Equivalenti a una laurea, ma differenti da questa. Universitari, ma soprattutto professionalizzanti. Attraverso questi principi chiave si sta costruendo il nuovo modello di formazione terziaria professionalizzante, le cosiddette Scuole universitarie professionali.
E nelle prime ipotesi si guarda, ancora una volta, al sistema francese (già ipotizzato lo scorso anno per i corsi di laurea in medicina) che, pur incardinato nell'istituzione universitaria, conserva in sè una certa autonomia. Un modello che potrebbe mettere tutti d’accordo, professioni, istituzioni e mondo universitario, e che rafforzerà, al contrario delle attuali lauree triennali, il suo legame con gli Istituti tecnici superiori grazie ad un sistema di riconoscimento dei crediti. Ma anche per chi, una volta ultimato il triennio, vorrà proseguire con il modello universitario tradizionale ci sarà da saldare un debito.

La struttura
Il punto di partenza è quello delle lauree sanitarie con un numero programmato all'accesso e una docenza composta da esperti del settore. Le Sup, infatti, offriranno corsi triennali terminali orientati ad un rapido ingresso nel mondo del lavoro, ma saranno le università a promuovere, in maniera facoltativa, i corsi a numero programmato che in una prima applicazione potrebbero ammontare a circa 10 mila posti.
Ma come programmare l’offerta formativa? Semplice. Per scongiurare che si ripeta quanto accaduto con il 3+2 il corso di laurea sarà costruito a partire da quanto richiede il mercato, e quindi le rappresentanze del sistema economico locale, degli enti pubblici e delle professioni, si inserirà nella governance una parte di questi soggetti e almeno il 50% dell’insegnamento sarà focalizzato su aspetti professionalizzanti, con una quota minima di tirocinio per ciascuna annualità.
Non solo perché, secondo le indiscrezioni, gli stessi insegnamenti saranno tenuti per oltre il 70% da soggetti esterni all'università, provenienti dal mondo del lavoro e delle professioni e con una specifica esperienza professionale maturata nel settore da almeno 5 anni.
Nel dettaglio si ipotizza di strutturare il triennio in questo modo: 1/3 di lezioni frontali, 1/3 di formazione in laboratorio e 1/3 on the job, cioè con stage presso le imprese o gli ordini professionali. Nelle ipotesi si è anche pensato all'annoso capitolo dei finanziamenti, immaginando di coprire le spese del terzo anno attraverso programmi che favoriscono l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, e quindi il Fondo sociale europeo, la Garanzia giovani, il modello dell'alto apprendistato al fine di consentire agli studenti di ottenere una retribuzione minima o un rimborso spese.

Il riconoscimento dei crediti
Secondo le indiscrezioni, poi, saranno create le cosiddette passerelle in ingresso e in uscita, sia con gli Istituti tecnici superiori sia con il sistema accademico tradizionale. Ai diplomati biennali Its, infatti, sarà consentito di iscriversi alle Sup per conseguire il diploma universitario triennale con un riconoscimento minimo di crediti, mentre ai diplomati biennali Sup si consentirà di accedere alle lauree triennali universitarie con un analogo riconoscimento di un numero minimo di cfu.


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