Pianeta atenei

Dopo-Expo, si ferma il progetto della Statale

di Sara Monaci

Si arena il progetto di trasferimento delle facoltà scientifiche dell’Università Statale di Milano nelle aree del dopo-Expo. Dopo i primi incontri con i vertici di Arexpo, la società proprietaria dei terreni, e dopo qualche valutazione dei progetti preliminari, il rettore dell’Ateneo, Gianluca Vago, avanza qualche dubbio: costi alti (350 milioni), esiti incerti e nessun vero finanziatore che al momento si sia spinto oltre le semplici dichiarazioni. E quindi la Statale prosegue con la ristrutturazione dei propri locali, con i primi 40 milioni disponibili. Al momento l’obiettivo è di mantenere tutto nel quartiere di Città Studi, a Milano.

L’idea del trasferimento delle facoltà scientifiche (tranne Medicina) della Statale, su un’area di circa 250mila metri quadrati all’interno dell’ex sito espositivo di Expo, tra Rho e Milano, è nata un anno fa. A ottobre, con la chiusura dell’evento universale, si è tornati a parlare del destino di quel milione di metri quadrati infrastrutturati che rischiano l’abbandono e il progetto più forte, spinto dal governo Renzi, è ancora oggi la realizzazione di un centro di ricerca di eccellenza, lo Human Technopole, dove ci si concentrerà sulle scienze della vita e sullo studio del genoma. L’Istituto italiano di tecnologia di Genova ha in mano il coordinamento, pur all’interno di una cabina di regia composta dai rappresentanti delle università milanesi Statale, Politecnico, Bicocca, e occuperà con i suoi ricercatori 30mila metri quadrati. Il resto - quasi 500mila metri quadrati, considerando che la metà dell’area deve essere mantenuta verde - è ancora in alto mare. L’ipotesi del trasferimento della Statale, si è sempre detto, darebbe un senso anche ai possibili trasferimenti aziendali, che con l’ateneo potrebbero entrare in contatto per la ricerca applicata e per la formazione professionale degli studenti. Inoltre i 16mila studenti della Statale garantirebbero un indotto fatto di luoghi per l’intrattenimento, la ristorazione e la cultura, oltre a rivitalizzare le recenti costruzioni urbanistiche nell’area adiacente all’Expo, a Casina Merlata.

Per costruire le nuove strutture universitarie servirebbero 350 milioni. La Statale aveva valutato la possibilità di vendere i suoi edifici di Città Studi, ricavandone un centinaio di milioni. Poi contava di avere un finanziamento di altri 250 milioni circa, magari con l’aiuto di Cdp. Ma senza certezze intanto nessuna vendita. Anzi, si procede con le ristrutturazioni. Cosa che può essere interpretata come un segnale di stop.

Mettere a posto gli edifici di Città Studi ha un costo indicativo di 200 milioni. Al momento sono ripartite le progettazioni per le nuove strutture di Geologia, con un costo previsto di circa 13 milioni, mentre la facoltà di Informatica è già in fase di costruzione, per un costo previsto di 28 milioni. Il resto procederà per gradi, perché l’impegno finanziario è pesante anche per la ristrutturazione. Ma al momento la pratica del dopo-Expo è stata riposta in un cassetto.


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