Studenti e ricercatori

L’investimento migliore in tempi di crisi? Quello sulla laurea dei figli

di Alessia Tripodi

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I costi sostenuti dalle famiglie per la laurea dei figli rappresentano (ancora) un ottimo investimento per il futuro, con un «tasso di rendimento» che non è mai inferiore al 30 per cento. Sono i dati Ocse illustrati ieri a Milano in occasione di un’iniziativa promossa da Schroders Wealth Management, divisione del gruppo Schroders specializzata nella gestione dei patrimoni per Clienti privati, e Career paths, società con una lunga esperienza in progetti di formazione e sviluppo personale e professionale dei giovani. Mettendo in rapporto i primi stipendi annui dei neolaureati con la spesa totale sostenuta dalle famiglie, si può misurare il «ritorno» economico dell’investimento in istruzione, che appare notevole. Anche se per garantire il successo sul mercato del lavoro, dicono i dati, è cruciale la scelta del percorso formativo.

Studiare «paga»
I numeri dicono che, a fronte di un costo totale di 31.750 euro per una laurea quinquennale e di uno stipendio medio annuo di 16.800 euro, il tasso di rendimento che ne risulta è pari al 53 per cento. Allo stesso modo, l’investimento in una laurea magistrale in Bocconi, dove il costo totale arriva a circa 85mila euro, con un primo stipendio medio annuo per un neolaureato di 44.346 euro porta a un «rendimento» pari al 52 per cento. Un tasso che può salire ancora secondo Federconsumatori, che nella sua indagine 2014 sui costi degli atenei italiani, stima in 19mila euro il costo totale di una laurea triennale e in 13.200 euro lo stipendio medio annuo di un giovane fresco di laurea: due valori che, messi a rapporto, danno un tasso di rendimento del 69 per cento.
Diversa la situazione negli Stati Uniti, dove - secondo i dati Ocse - i costi ben più elevati dell’istruzione fanno precipitare la percentuale di «ritorno» al 30 per cento.

La scelta del corso
Le difficoltà occupazionali dei giovani italiani non dipendono, però, solo dalla crisi economica, ma anche dalla distanza tra mondo dell’università e quello del lavoro, che stenta a ridursi. Secondo uno studio di McKinsey & Company, infatti, il 40% della disoccupazione non dipende dal ciclo economico, ma da un evidente «mismatch»: mentre il 70% delle università ritiene che le competenze dei giovani siano adeguate, il 42% dei datori di lavoro non condivide tale opinione.
«Il futuro delle giovani generazione è per noi un "asset" fondamentale - dice Giuseppe Marsi, amministratore delegato di Schroders Italy Sim - e già da anni investiamo sui giovani, attraverso brevi working experience per ragazzi delle scuole superiori e stage per universitari ma ora abbiamo deciso di investire insieme alle famiglie che seguiamo nei loro investimenti finanziari sul loro asset più prezioso, i loro ragazzi».


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