Studenti e ricercatori

Dal ritorno alla libera professione una chance in più per le ostetriche

di Benedetta Pacelli

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È tra gli ultimi posti tra le professioni sanitarie per tasso occupazionale, spesso sovrapposta alla figura infermieristica e costantemente impegnata a dover difendere i propri settori di competenza. Questo non significa che le ostetriche non abbiano conquistato una maggiore autonomia operativa grazie all’alto livello formativo, al grado di specializzazione e alle competenze nei vari ambiti, ma il pieno riconoscimento della professione resta l'obiettivo da perseguire. Anche guardando al mercato privato e spingendo sulla libera professione.

Le criticità
Sono circa 20 mila le ostetriche in tutta Italia per la gran parte occupate nelle strutture del Ssn, mentre una percentuale minore attiva in strutture private o impegnata nella libera professione.
Sebbene venga definita e riconosciuta ufficialmente come una professione, infatti, ancora oggi l'ostetrica sembra assumere i tratti di una semi-professione continuando a mantenere un carattere ibrido e mostrando una profonda differenza tra le due realtà, quelle del pubblico e quelle del privato. A questo si aggiunge, poi, una riduzione del fabbisogno dovuto da un lato dalla crisi occupazionale, seppure minore nel settore sanitario e dall’altro dalla crisi economica che per consentire soprattutto alle Regioni in deficit di rientrare dal debito, ha chiuso le porte a ogni tipo di assunzione, riducendo di conseguenza la possibilità di turn over. Le università, dal canto loro, continuano a formare ostetriche per coprire posti che in realtà sono attualmente ricoperti da altre figure professionali, creando un sovraffollamento di questi professionisti che si ritrovano, spesso, a tre anni dalla laurea a far tutt’altro.

Gli scenari futuri
Ma le prospettive future per la professione potrebbero essere più rosee. In parte con la complicità di alcuni cambiamenti legislativi sulla materia come l'approvazione del piano per la riorganizzazione dei punti nascita predisposto dal ministero della Salute e finalizzato alla promozione e al miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita. Se, infatti, da un lato, questa nuova configurazione organizzativa può compromettere il percorso di crescita professionale delle ostetriche ospedaliere, che oggi costituiscono la grande maggioranza, dall’altro secondo la Federazione nazionale delle ostetriche la razionalizzazione delle strutture può favorire lo sviluppo di una pratica privata ancora scarsamente diffusa. Nello stesso tempo, la diversa visione del parto sembra offrire una nuova chance alla categoria professionale ostetrica che potrebbe riconquistare quel terreno perduto negli anni con un ritorno ai contesti domiciliari. L’ostetrica sul territorio in sostanza potrebbe essere quel modello dei servizi prevalso in passato e che potrebbe tornare nel prossimo futuro.
Il tutto non potrà che passare attraverso un restyling della formazione come elemento strutturale e permanente per lo sviluppo delle competenze manageriali, competenze che sono oggi richieste a tutti i professionisti della sanità. Una formazione che deve in ogni caso essere sempre più progettata sul campo, tenendo conto dei nuovi modelli organizzativi e del ruolo che compete oggi alle ostetriche nelle organizzazioni aziendali.


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