Studenti e ricercatori

Italia terza in Europa per ricercatori «premiati», ma resta ancora poco attrattiva

di Marzio Bartoloni

L’Europa ieri ha distribuito 650 milioni a 277 ricercatori top su quasi 2mila richieste arrivate da 29 Paesi. E l’Italia ancora una volta dimostra di essere una ottima fucina di cervelli, piazzandosi al terzo posto con 26 ricercatori che hanno conquistato gli ambitissimi «advanced grants» assegnati su base competitiva dallo European research council (Erc) ai migliori scienziati leader nei loro settori, preceduti solo da inglesi e tedeschi (47 in entrambi i casi) e seguiti da francesi (25) e olandesi (20).

Le notizie positive finiscono però qui. Perché se è vero che siamo bravi a formare cervelli, non siamo altrettanto capaci ad attirarli: dei 26 ricercatori top italiani che hanno vinto i grant, 8 hanno deciso di fare le valigie spendendo con il loro team di ricerca i fondi dell’Erc (in media fino a 2,5 milioni a progetto) nei laboratori di altri Paesi. Un fatto questo di per sé normale perché la scienza non ha confini e la mobilità nella ricerca è anche sana. Peccato però che praticamente nessuno da altri Paesi abbia scelto l’Italia. Tra i 19 scienziati che faranno ricerca nel nostro Paese con i ricchi fondi dell’Erc infatti solo uno è straniero: si tratta di Arnstein Aassve, ricercatore norvegese che svolgerà i suoi studi demografici all’università Bocconi che tra l’altro si è vista assegnare altri due grant dall’Erc a due suoi ricercatori (italiani). Troppo poco per l’Italia visto che l’Inghilterra fa molto di più ospitando 69 progetti, la Germania 43 e la Francia 30 di cui una buona fetta sono di scienziati stranieri. Insomma l’Italia si conferma poco ospitale per i ricercatori.

Una ferita aperta questa che già nelle settimane scorse ha sollevato diverse polemiche, dopo le proteste di alcuni ricercatori italiani “costretti” a fuggire all’estero perché incapaci di trovare le condizioni giuste in Italia per fare ricerca e a cui lo stesso premier Renzi ha risposto promettendo una serie di misure. Misure che, almeno in parte, dovrebbero veder la luce in questi giorni. Al Cipe è atteso la prossima settimana, dopo mesi di rinvii, il nuovo Piano nazionale della ricerca che stanzia subito 2,5 miliardi. Di questi quasi 250 milioni saranno destinati proprio ad attrarre i ricercatori migliori con incentivi su misura. In particolare sono previsti fondi in più (fino a 600mila euro) a chi vincitore di una borsa Erc sceglierà l’Italia come base per le sue ricerche. Università ed enti di ricerca saranno poi sostenuti nell’avvio di percorsi formativi di accompagnamento ai bandi Erc, dedicati a un numero selezionato di ricercatori che intendano candidarsi. In più sono previste misure di potenziamento per i ricercatori che hanno già partecipato a un bando Erc, superando la prima fase di valutazione, ma senza essere ammessi alla sovvenzione. Mentre ai vincitori che verranno a insegnare o a fare ricerca negli atenei italiani verrà garantita la copertura totale della loro retribuzione.

Oltre alla Bocconi (con tre vincitori) ad aggiudicarsi in questo round i fondi dell’Erc sono anche la Fondazione Telethon (2 vincitori), il Politecnico di Milano (2), La Sapienza di Roma (2). Conquistano un grant per uno anche Consiglio nazionale delle ricerche, università di Udine, Milano, Tor Vergata (Roma), Verona, Bologna, Federico II di Napoli, Istituto europeo di oncologia ,Scuola internazionale superiore di studi avanzati e Laboratorio europeo di spettroscopie non lineari.


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