Studenti e ricercatori

Borse di studio: ok delle Regioni al riparto del Fondo statale 2015 da 162 milioni

di Mar.B.

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Con molti mesi di ritardo arriva finalmente l’ok delle Regioni al riparto del Fondo integrativo statale con le risorse relative al 2015 per le borse di studio e gli alloggi universitari. Il Fis per l’anno scorso vale in tutto 162 milioni, ma quest’anno dopo i fondi aggiunti nell’ultima legge di stabilità salirà a 217 milioni.

I ritardi nel riparto
Come noto il Fondo integrativo statale prova a garantire il diritto allo studio insieme alle risorse messe in campo dalle Regioni e da quelle in arrivo dalle tasse. Il riparto approvato ieri in Conferenza delle Regioni assegna le risorse nei vari territori e arriva come spesso è accaduto negli ultimi anni con un notevole ritardo. «Quello del diritto allo studio è un tema così centrale per il sistema universitario e per i suoi studenti che ogni suo aspetto risulta essere fondamentale», avverte Andrea Fiorini presidente del Consiglio nazionale degli studenti (il Cnsu). «Per questo motivo - aggiunge Fiorini - il grave ritardo con cui arriva lo schema di riparto del Fis 2015 dimostra come ci sia ancora una mancanza di attenzione su questo tema. Questa situazione ha creato disagi alle Regioni, disagi che ovviamente si sono ripercossi sugli studenti, costretti a subire ulteriori difficoltà per fruire del diritto allo studio».

I criteri di riparto in attesa dei Lep
A finire nel mirino degli studenti sono anche i criteri di riparto del Fis che avviene in base ai criteri del Dpcm del 2011 , in attesa che decollino i livelli essenziali delle prestazioni (i Lep) per il diritto allo studio attesi da anni e allo studio di un tavolo tecnico al Miur che però si è riunito solo poche volte. «I criteri di riparto, ormai gli stessi dal 2001, non possono considerarsi accettabili», spiega Jacopo Dionisio, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari. Che aggiunge: «Le risorse statali, già esigue, continuano ad essere distribuite tra le regioni sulla base di criteri premiali, che non tengono affatto conto del reale fabbisogno dei territori, determinando, in linea generale, il consolidarsi della posizione di difficoltà di determinate regioni», in particolare quelle del Sud. Per Dionisio «bisogna invertire la logica del sistema di finanziamento: si deve prima determinare il fabbisogno di ogni regione, e sulla base di questo, lo stato deve stanziare finanziamenti adeguati, creando così i presupposti per eliminare la figura dell’idoneo non beneficiario e determinare servizi uniformi sul territorio nazionale».


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