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Università, l’illegittimo diniego alla specializzazione lede il diritto allo studio

di Andrea Alberto Moramarco

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L’università che illegittimamente nega l’iscrizione a un corso di specializzazione a uno studente, classificatosi in posizione utile in graduatoria, solo perché questi è già in possesso di una specializzazione lede il diritto allo studio costituzionalmente garantito dell’aspirante specializzando e, di conseguenza, è tenuta a risarcire i danni subiti da quest’ultimo. E tra questi rientrano i mancati contributi versati all’Inps e il danno da impoverimento del bagaglio culturale e professionale. A stabilirlo è il Tar di Napoli con la sentenza 1353/2016.

I fatti
La vicenda – alquanto singolare - risale al lontano 1996 quando la Seconda Università degli Studi di Napoli aveva negato l’ammissione alla scuola di specializzazione in allergologia e immunologia ad un medico, classificatosi al terzo posto della graduatoria. Il diniego era giustificato dal fatto che l’aspirante specializzando era già in possesso di altro diploma di specializzazione in ematologia, ragion per cui non gli veniva data la possibilità di partecipare al corso. Il medico si rivolgeva così al Tar che, da un lato, non ammetteva la richiesta cautelare di partecipazione al corso; dall’altro, riteneva illegittimo il diniego in quanto nessuna norma poneva tale limitazione. In seguito, anche il Consiglio di Stato confermava la decisione che diveniva in tal modo definitiva.
Qualche anno più tardi, poco prima del decorso dei termini di prescrizione, il medico che nel frattempo era divenuto dirigente presso una struttura ospedaliera, si era rivolto nuovamente ai giudici amministrativi chiedendo il risarcimento per i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti. In particolare, costui chiedeva il danno derivante dalla perdita della borsa di studio e dei relativi contributi Inps per tutto il periodo triennale di durata della specializzazione; il danno da perdita di chances; e il danno derivante dalla lesione del suo diritto allo studio, in quanto diritto costituzionalmente protetto, declinato sotto forma di danno da impoverimento del bagaglio culturale e professionale. L’Amministrazione, dal canto suo, provava a difendersi contestando i presupposti oggettivi e soggettivi dei danni richiesti.

La responsabilità dell’Università
Il Tar accoglie la richiesta del medico e procede ad una valutazione equitativa del pregiudizio subito per l’ingiusta esclusione dal corso di specializzazione. In primo luogo, per il Collegio, l’annullamento del provvedimento di esclusione è giunto quando ormai il corso di specializzazione era giunto alla sua conclusione e, pertanto, non ha eliminato tutti gli effetti lesivi prodotti dall’illegittima decisione dell’Università. Ciò posto, sussistono nella specie tutti i requisiti che configurano la responsabilità dell’Ateneo, ovvero l’ingiustizia del danno, il comportamento contra ius e la colpevolezza dell’Amministrazione, ovvero la lesione del diritto allo studio del medico provocato da un atto illegittimo dell’Università posto in essere senza alcuna scusante.

I danni subiti
Quanto alla quantificazione del danno patrimoniale, i giudici ritengono dovuti i mancati contributi versati all’Inps e la metà dell’entità della borsa di studio che il medico avrebbe dovuto percepire, posto che non è stato provato che lo stesso non abbia avuto compensi di natura diversa tratti dalla propria attività. Quanto al danno non patrimoniale - non ritenendo provate le chances perse dal medico per la mancata partecipazione al corso - il Tar ritiene di dover risarcire il danno derivante dalla «perdita della possibilità di arricchimento culturale e professionale, insito nel conseguimento di una ulteriore specializzazione medica, oltre a quella già posseduta». Per i giudici, il diritto allo studio rientra tra quei diritti costituzionalmente garantiti che contribuiscono al pieno sviluppo della persona umana le cui violazioni sono risarcibili sotto forma di danno non patrimoniale, nella specie di danno da impoverimento culturale e professionale. E tale danno è stato quantificato in via equitativa in 15 mila euro.


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