Studenti e ricercatori

Più orientamento per contrastare abbandoni e fuori corso

di Benedetta Pacelli

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Dal Miur spinta all’orientamento come antidoto alla dispersione e ai fuori corso. Quello che è stato un passaggio dell’atto di indirizzo dell’attività politica del ministero per il 2016, potrebbe diventare presto realtà concreta. Si tratta di un’ ipotesi di modello per «l’orientamento finalizzato all’accesso all’università», elaborato dal Consiglio universitario nazionale, su spinta proprio del Miur e con l’obiettivo di fornire agli studenti tutti gli strumenti necessari per fare la scelta più adeguata alle loro abilità, attitudini e vocazioni. Con un principio guida: ridurre gli abbandoni, accorciare il tempo per la laurea e favorire il proseguimento negli studi e poi l’ingresso nel mondo del lavoro.
Già lo scorso anno alla vigilia dei test di accesso a medicina, dove tradizionalmente si presentano molti più candidati di quanti siano i posti messi a bando, dal ministero era arrivata una prima sperimentazione: un test psicoattitudinale, la cui compilazione era del tutto facoltativa, per orientare i giovani verso la scelta formativa più idonea, con la promessa da parte del ministro Stefania Giannini, che a questo sarebbe seguito il rafforzamento delle attività di orientamento da far partire almeno dal quarto anno delle superiori.

I diversi tipi di orientamento
Da questi presupposti nasce il documento del Cun. Che si apre specificando come un buon orientamento debba essere costruito attraverso «un percorso coordinato fra la scuola secondaria e l’università, organizzato da docenti della scuola assieme a docenti universitari, e che coinvolga gli studenti in prima persona». Ma l’orientamento affinchè raggiunga i risultati attesi deve essere costruito in tre momenti principali: dentro la scuola secondaria, come ingresso all’università e infine in itinere, quindi dentro il percorso universitario. Il primo, secondo il Cun, deve partire già dal quarto anno, offrendo un sistema integrato scuola-università, coordinato a livello nazionale e implementato a livello locale, basato sia su trasmissione di informazioni (via web o di persona) sia su esperienze dirette degli studenti (laboratori di per il riconoscimento delle abilità e lo sviluppo delle vocazioni, stage in università e nel mondo produttivo). C’è poi il passaggio successivo e anche più delicato e cioè orientare gli studenti verso il percorso universitario più efficace, offrendo quindi un sistema di verifica delle conoscenze in ingresso, coordinato a livello nazionale per gruppi affini di corsi di studio, che comunica con le procedure d’ingresso ai corsi a numero programmato, e che fornisce ulteriori informazioni per l’orientamento.

Università
Infine l’orientamento dentro l’università: offrire un anno propedeutico agli studenti neo-immatricolati con preparazione più debole, organizzato per gruppi affini di corsi di studio, con lo scopo di ridurre gli abbandoni, favorire il conseguimento del titolo di studio in tempi brevi, e fungere da ulteriore orientamento sul campo. Dunque, ha specificato Andrea Lenzi, presidente del Cun, «si tratta nel complesso di una proposta di percorso d’orientamento integrato fra scuola e università, finalizzato a fornire agli studenti gli strumenti per scegliere in modo informato e consapevole il percorso universitario più adatto e rafforzare la loro preparazione iniziale rendendola più adeguata al percorso di studi scelto. Solo così possiamo pensare di ridurre gli abbandoni e accorciare il tempo necessario per conseguire la laurea».


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