Studenti e ricercatori

Infermiere, professione sanitaria che non conosce crisi

di Benedetta Pacelli

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Ammontano a oltre 430mila. Eppure di loro ci sarà sempre più bisogno. Sono gli infermieri italiani la professione più numerosa tra quelle sanitarie, ora al centro di uno snodo importante per l’assistenza sanitaria dove la loro figura assumerà sempre più rilievo. Anche in termini numerici. Basti pensare, che secondo i dati della ricerca che il Censis ha presentato all’ultimo congresso nazionale dell’Ipasvi, 8,7 milioni di italiani chiedono sul territorio prestazioni infermieristiche per le quali hanno speso in un anno oltre 2,7 miliardi. Se a questo si aggiunge poi il rispetto delle norme europee che hanno stabilito precisi riposi obbligatori, di infermieri ne servirebbero quasi 18mila in più. Se va bene.

Alcuni numeri
In un anno, si legge ancora nella ricerca Censis, si sono rivolti a un infermiere privatamente, pagando di tasca propria, circa 8.700.000 cittadini italiani (il 17,2% dei cittadini maggiorenni). Ma la domanda potenziale di assistenza infermieristica è molto superiore: in Italia sono oltre 3,1 milioni le persone non autosufficienti e poi ancora in dodici mesi la spesa privata per prestazioni infermieristiche è stata pari a 2,7 miliardi di euro, di cui oltre 2,3 per assistenza prolungata nel tempo e 358 milioni per le prestazioni una tantum. Insomma il lavoro non sembra mancare e in prospettiva, ha spiegato il presidente dell’Ipasvi Barbara Mangiacavalli, di professionisti ce ne sarà sempre più bisogno. «Se si dovesse coprire la carenza generata dal nuovo orario di lavoro europeo che prevede riposi obbligatori di 11 ore, di infermieri in più ne servirebbero quasi 18mila. Se poi per calcolare il fabbisogno si fa riferimento ad altri parametri, il tempo pieno rispetto agli attuali professionisti in part time, l'aumento della domanda legato alle patologie croniche, alla non autosufficienza, all'invecchiamento della popolazione, il fabbisogno cresce sempre di più passando dalle circa 47 mila unità fino ad arrivare alle 60 mila».

Le prospettive future
E per il futuro le prospettive potrebbero essere ancora più rosee. Intanto perché, come dice ancora il Censis, sulla necessità di aumentare il numero di infermieri c'è un ampio consenso sociale, ma anche perché alla professione di oggi si chiedono competenze sempre più specifiche, in linea con la rinnovata domanda di salute. «Agli infermieri», ha spiegato Mangiacavalli, verranno assegnati nuovi ruoli individuati, «nelle aree specialistiche descritte (cure primarie e servizi territoriali/distrettuali, area intensiva e dell'emergenza-urgenza, area medica, chirurgica, neonatologica e pediatrica, salute mentale e dipendenze), nella bozza di accordo Stato-Regioni ancora non approvato ufficialmente, ma su cui tutti concordano. Si prendono a riferimento le necessità del cittadino a cui spetta la vera leadership nell'assistenza e si disegna un percorso al termine del quale il nuovo professionista condivida con altre professionalità le scelte cliniche. Vogliamo definire un nuovo patto per l'assistenza in cui vi sia non solo l'impegno alla vicinanza, alla qualità dell'assistenza e della relazione, ma anche l'impegno per superare ostacoli, arretratezze e criticità, anche nostre, e del sistema».


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