Studenti e ricercatori

Torna il ranking Ue: Bocconi, Imt Lucca, Trento e Politecnici con i migliori «voti» nella ricerca

di Marzio Bartoloni

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Scordatevi le solite classifiche, gettonatissime e anche criticatissime, che mettono in fila come in un campionato di calcio le migliori università del mondo e che puntualmente vedono gli atenei italiani in posizioni lontanissime dal vertice. Il ranking voluto e finanziato dalla Commissione Ue - l’U-multirank - appena pubblicato con i voti su oltre 1300 università (44 italiane) da 90 Paesi del mondo è un’altra cosa. Anziché fornire un elenco dei migliori 100, 200 0 500 atenei al mondo il ranking made in Ue analizza le performance universitarie sulla base di una trentina di indicatori su 5 aree (insegnamento e apprendimento, coinvolgimento dei territori, trasferimento delle conoscenze, internazionalizzazione e ricerca) assegnando valutazioni che vanno da “A” (molto buono) a “E” (scarso). E così escono fuori punti di forza e di debolezza per ogni ateneo. Scoprendo anche che molte università italiane si piazzano bene su alcuni settori. È il caso di Bocconi, Imt Lucca, Trento, Politecnico di Milano e Bari che nel ranking complessivo della ricerca conquistano buoni voti, non lontanissime dai soliti big americani e inglesi.

Le performance sulla ricerca
Il primo ranking pronto per l’uso diffuso oggi (altri ne seguiranno nei prossimi giorni) da un consorzio indipendente - guidato dal Centre for higher education in Germania, dal Center for higher education policy studies all'università di Twente e dal Centre for science and technology studies della Leiden University - comprende tutti gli atenei e riguarda la ricerca. Per misurare le performance in questo campo U-multirank impiega 7 indicatori misurati con dati bibliometrici: percentuale citazioni, numero pubblicazioni, pubblicazioni normalizzate, citazioni nelle riviste top, pubblicazioni con partner industriali, pubblicazioni internazionali e regionali. Scorrendo tutto l’elenco si nota la grande quantità di «A» conquistate dalle università americane e inglesi. A esempio Rockfeller University e Mit di Boston conquistano sei «A». Ma anche le europee non vanno poi tanto male. E tra le italiane si segnalano Bocconi, Politecnico di Milano e Trento(3 «A» ciascuno), l’Imt di Lucca e il Politecnico di Bari (ben cinque «A»). Ma al di là della classifica generale sono discrete le performance delle italiane anche in singoli indicatori, tanto da rientrare nelle top 25.

Gli altri ranking
Il consorzio che oltre a usare banche dati bibliometriche e di brevetti, utilizza informazioni che provengono dalle istituzioni stesse e da sondaggi compiuti con l’aiuto di oltre 105mila studenti oggi ha infatti diffuso altre 10 “mini-classifiche” pronte per l’uso. Nel ranking degli atenei con più citazioni nelle pubblicazioni non compare tra le prime 25 università nessuna italiana (ci sono 19 atenei Usa e 6 europei). Anche per il volume di pubblicazioni la situazione è simile (12 atenei Usa, 5 Ue, 5 asiatici, un canadese e un brasiliano). Le prime due italiane (Marconi e Camerino) compaiono invece nell’indicatore pubblicazioni interdisciplinari. E se nessuna italiana risulta nella top25 delle collaborazioni con l’industria, in quella dei brevetti e in quella della mobilità degli studenti, sono ben tre gli atenei italiani (Bocconi, Siena stranieri, Seconda università di Napoli) tra i primi 25 per l’educazione a esterni (corsi per imprese in particolare). La Guglielmo Marconi di Roma compare invece ancora tra le prime 25 per pubblicazioni realizzate con un co-autore straniero e per le collaborazioni con un “partner” residente in un raggio di 50 chilometri.



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