Studenti e ricercatori

I tempi per trovare un’occupazione a misura di chimico restano lunghi

S
2
4Contenuto esclusivo S24

Chi è e come si è comportato in aula durante gli studi universitari? E dove lavora esattamente? I dati AlmaLaurea scattano la fotografia dei chimico: dalle sue caratteristiche formative fino all’appeal riscosso sul mercato del lavoro.

In aula
Sono 138 laureati di secondo livello del 2009 che a cinque anni dalla conquista del titolo lavorano come chimici. Giovani che hanno conseguito in larga parte una laurea magistrale biennale (68%) ma anche, in misura inferiore, a ciclo unico (32%) iscrivendosi a un percorso di studi in prevalenza del gruppo disciplinare Chimico-farmaceutico (78%) e, anche se in minima parte, agli indirizzi del Geo-biologico o di Ingegneria (rispettivamente 10 e 9%).
A seguire questa strada sono in particolare gli uomini (rappresentano il 51% contro il 40% del complesso), ma anche le donne, sebbene in misura inferiore rispetto alle loro colleghe magistrali (49% contro il 60%).
Lavorano sì al Nord (49% contro 48%) ma anche al Centro (30% contro il 23%) dove si registrano percentuali superiori alla media.
Si tratta di laureati con alle spalle contesti familiari in cui il titolo di laurea è meno frequente della media (25 su 100 hanno almeno un genitore laureato; è il 32% per il complesso) e con uno status socio economico meno elevato (19 su 100, contro il 26% complessivo).
E all’università come se la cavano? Conquistano il titolo in fretta, a 25,9 anni (l’età media è di 27,2 anni per il complesso dei laureati di secondo livello), e nell’87% dei casi al più chiudono i libri entro un anno fuori corso (è l’83% per il complesso). Il voto medio di laurea è superiore alla media (108,9 contro 107,6) e nel loro curriculum stage e tirocini compiuti durante gli studi la fanno da padrone (72% contro 53% della media). Le esperienze internazionali sono invece meno frequenti (10% contro il 20%.)
E se chiedi cosa pensano del percorso universitario concluso, lo promuovono: potendo tornare ai tempi dell’iscrizione, infatti, il 77% dei laureati sceglierebbe lo stesso corso e lo stesso ateneo.

Sul mercato del lavoro
Nella quasi totalità dei casi per i chimici l’ingresso nel mercato del lavoro arriva in tempi abbastanza lunghi: la prima occupazione, nonostante in molti abbiano iniziato a lavorare (82%) dopo il conseguimento della laurea, è raggiunta infatti entro gli 8,2 mesi (è 7,1 per i colleghi).
A pesare è il fatto che molti (78%) prima di entrare nel mercato del lavoro si sono impegnati in un’attività di formazione post laurea: in particolare, stage in azienda (50%), attività sostenuta da borsa di studio e dottorati di ricerca ( rispettivamente 15% e 14%), ma anche master universitari di II livello (10,5%), collaborazioni volontarie e tirocini e praticantati (9%), fondamentali per l'avvio dell'attività professionale.
E quando arrivano sul mercato del lavoro? A bene vedere, possono contare su una buona stabilità 66% (è il 70% della media), in particolare il 62% ha un contratto a tempo indeterminato; e su un ottimo guadagno (1.538 euro netti mensili contro i 1.336 euro del complesso),
I loro settori di punta sono soprattutto nel campo del privato (98% contro il 73% della media), in particolare nei rami della chimica e energia (58%), ma anche delle consulenze (9,5%). Non stupisce quindi che quello che fanno sia abbastanza attinente a quello che hanno studiato (il 64,5% usa molto le competenze acquisite all’università contro il 51% della media) e che siano soddisfatti del lavoro svolto, a tal punto che per 77 chimici su 100 il titolo è efficace per svolgere la professione.


© RIPRODUZIONE RISERVATA