Studenti e ricercatori

Ecco perché non è la solita classifica ma un’occasione per le università italiane

di Stefano Paleari e Michele Meoli

I ranking internazionali classificano le università in vario modo, partendo però da un’idea predefinita che impone una valutazione di tipo uniforme per tutte le istituzioni. Classificare le università ha di per sé un valore. Tuttavia, se anche accettiamo fino in fondo un’idea “calcistica” di università, perde di significato posizionare una squadra, in prima divisione nel proprio Paese, al 300-esimo posto, dopo aver classificato le prime 100 squadre al mondo. Un’azione di questo tipo non stimola un’università a migliorare, nonostante possa essere di interesse dire che un determinato paese possiede squadre o università fra le prime 100. In realtà la vera domanda che ci dobbiamo porre è: classificare per chi e per che cosa? Tutti dicono che il chi sono gli studenti e il cosa sono le Università. I primi devono trovare riscontro dell'investimento che chiedono alle loro famiglie, le seconde devono avere lo stimolo a far bene e a migliorare. In realtà, imporre la stessa metrica a tutti non permette di raggiungere l’obiettivo né per gli studenti né per le Università.

Un primo tentativo di superare questo approccio e i relativi limiti è stato quello, da parte dell'Unione Europea, di creare le condizioni per un raffronto fra università attraverso la raccolta di indicatori che gli utenti interessati possono scegliere come più significativi per il confronto. Questo esercizio è noto con il termine di U-Multirank.
Lo U-Multirank è un sistema di classificazione delle università che non si limita a stilare una classifica delle “università top” ma esamina ogni ateneo a seconda di determinati indicatori (al momento 30) raggruppati in 5 aree: insegnamento e apprendimento, coinvolgimento delle territorialità locali, trasferimento delle conoscenze, internazionalizzazione e ricerca. Secondo la logica dello U-Multirank, insomma, le università non sono tutte uguali, ma possono essere classificate, e poi ordinate, secondo una serie di “criteri di omogenietà” che le suddividono per campi e non per posizioni. Spetta ad ogni utente di scegliere i campi di suo interesse.

La Comunità Europea, che ha commissionato lo start-up del progetto U-Multirank, aveva soprattutto in mente lo studente, come principale fruitore del servizio.
Rispetto ad altri tipi di ranking, quindi, U-Multirank abbisogna di una grande quantità di informazioni che, sin dal principio, sono state in gran parte messe a disposizione direttamente dalle università che hanno aderito volontariamente all'iniziativa. Al momento sono 1.212 le università elencate, ma la copertura è variabile e, ad esempio per l'Italia, è molto parziale, perché solo 44 università hanno richiesto la registrazione e comunicato i dati, talvolta incompleti.È facile intuire che lo U-Multirank ha un valore che dipende dal grado di copertura e dalla qualità del dato in ingresso. Qualunque tipo di raggruppamento o classifica, infatti, viene messa in discussione se non tutte le università sono mappate in modo integrale.Diversi sono i motivi che finora hanno rallentato l'adesione a U-Multirank. Innanzitutto, l'onere di dover comunicare un'ampia quantità di dati, al di fuori dei già massicci obblighi ministeriali. E poi, il fatto che molte università non hanno saputo riconoscere il valore di U-Multirank, percepito come progetto calato dall'alto e senza un’ufficiale indicazione politica. Anzi, proprio le università ben posizionate nei ranking tradizionali hanno considerato di avere “qualcosa da perdere”, e non da guadagnare, da questo complesso sistema di classificazione.

Riconoscendo l’importanza di partecipare a questo progetto europeo, che è coordinato dal Centro tedesco CHE finanziato dalla Fondazione Bertelsmann e in accordo con la Conferenza dei Rettori delle università tedesche, la CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane), in collaborazione con HERe (Higher Education Research) dell'Università degli Studi di Bergamo, ha comunicato la sua disponibilità a U-Multirank per avviare un processo di coinvolgimento delle università italiane, di copertura e verifica dei dati per la messa a regime nel 2017, ultimo anno di contributo con i fondi europei.
Tale processo non si limiterà a sensibilizzare le università italiane all’adesione, perché verrà anche promossa una riflessione critica sui contenuti dello U-Multirank, e sulle sue modalità di utilizzo. Nello U-Multirank, ad esempio, non è al momento presente alcun indicatore capace di stabilire l’efficienza dell'attività delle università. Una lacuna che impedisce, in presenza di un sistema di accreditamento che oggi ormai esiste in Italia, di dare una valutazione positiva a chi, ad esempio, riesce a garantire un servizio di qualità certificata con meno risorse, cioè in modo efficiente. La sensibilità delle università italiane sul tema è forte, data la necessità di far fronte, negli ultimi anni, a una sfida competitiva sempre più intensa, in un contesto di risorse pubbliche decrescenti rispetto ai nostri competitor europei.


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