Studenti e ricercatori

La risposta dei giovani ricercatori e degli studenti: «Bene il dialogo ma si parta dal basso»

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L’apertura del Governo - prima dal premier Renzi e poi dal ministro Gianini - ai ricercatori vincitori di borse Erc con la promessa di una serie di misure finisce subito nel mirino di studenti e dottori di ricerca. Che ieri hanno inviato un messaggio: bene il dialogo con il mondo della ricerca, ma bisogna partire dalla base.

In un lungo comunicato diffuso ieri a firma di Antonio Bonatesta (segretario dell'Associazione dottorandi e dottori di ricerca) e Alberto Campailla (portavoce di Link - Coordinamento Universitario) si sottolinea come il presidente del Consiglio abbia deciso in questo dialogo di «partire dal tetto, dimenticandosi gli interventi urgenti per le fondamenta dell’edificio, interventi senza i quali l’edificio non sta in piedi e non ha senso parlare di attrattività dell’Università italiana». Nel comunicato vengono elencati i quattro punti che rendono oggi instabile l’edificio dell’università. Innanzitutto il precariato («oltre il 50% del personale universitario fa ricerca senza una posizione di ruolo, incastrato in un meccanismo di reclutamento che, dopo il dottorato, prevede una giungla di contratti parasubordinati (borse e assegni di ricerca) e a tempo determinato») con giovani ricercatori costretti a «una “gavetta” che in Italia dura almeno 12 anni» . Adi e Link chiedono in particolare lo «sblocco del turn-over in vigore dal 2008, un sostanziale innalzamento dei tassi di reclutamento – le misure contenute nell'ultima legge di stabilità sono largamente insufficienti – e una riforma del pre-ruolo che semplifichi le figure contrattuali e aumenti le tutele». Poi c’è il nodo dei finanziamenti: dal 2009 ci sono stati tagli per 800 milioni (soprattutto al Sud): «È indispensabile dunque aumentare il finanziamento all'università italiana e ripensarne la distribuzione, distinguendo nettamente quota ordinaria e quota premiale con il fine di aumentare il livello medio di tutto il sistema» . Poi c’è il nodo della fuga degli studenti: «La situazione del Diritto allo Studio nel nostro paese - avvertono Adi e Link - è drammatica e gli interventi messi in campo dal Governo risultano insufficienti». «Occorre pertanto - continuano i giovani ricercatori e gli studenti universitari - rivedere in senso estensivo i livelli essenziali delle prestazioni per l’accesso ai servizi del diritto allo studio e assicurare un fondo statale stabile in grado di coprire tutta la platea ripartito su meccanismi unicamente basati sul fabbisogno che consenta di eliminare la figura dell'idoneo non beneficiario». Infine il quarto punto: «In nome della qualità e di modelli di valutazione non condivisi, in questi anni si sono prodotte storture e iniquità che hanno colpito sia la didattica sia la ricerca». Per Link e Adi «occorre ripensare i meccanismi e le finalità della valutazione della ricerca scientifica per arrestare i conseguenti processi di desertificazione territoriale, di riduzione dell'accesso al sistema universitario e di impoverimento dell'offerta formativa».


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