Studenti e ricercatori

Stipendi più bassi ma il primo lavoro arriva prima


Chi è e come si è comportato in aula durante gli studi universitari i futuri geologi? E dove lavora esattamente? I dati AlmaLaurea scattano la fotografia del geologo dalle sue caratteristiche formative fino all'appeal riscosso sul mercato del lavoro.

In aula
Sono 100 i laureati di secondo livello del 2009 che a cinque anni dalla conquista del titolo lavorano come geologi. Giovani che hanno conseguito nella totalità dei casi una laurea magistrale biennale iscrivendosi a un percorso di studi del gruppo disciplinare Geo-biologico. A seguire questa strada sono nella maggior parte dei casi i maschi (rappresentano il 67% contro il 33% delle loro colleghe), che lavorano in particolare al Sud (37%; è il 21% per la media), ma anche al Centro (33% rispetto al 23%). Si tratta di laureati con alle spalle contesti famigliari abbastanza avvantaggiati sia dal punto di vista culturale (25,5 laureati su cento hanno almeno un genitore laureato; è il 32% per il complesso dei laureati) che socio-economico (22 su cento provengono da classe elevata, contro il 26% complessivo), sebbene in misura inferiore alla media dei loro colleghi. E all’università come se la cavano? Conquistano il titolo a 27 anni, in linea con l’età dei loro colleghi (l'età media è di 27,2 anni) e nell’85% dei casi al più chiudono i libri entro un anno fuori corso (è l'83% per il complesso). Il voto medio di laurea è più elevato della media dei laureati (109,9 contro 107,6) e nel loro curriculum non mancano di certo stage e tirocini compiuti durante gli studi (55% contro 53% della media), e qualche esperienza internazionale (14% contro il 20%).
E se chiedi cosa pensano del percorso universitario concluso, lo promuovono: potendo tornare ai tempi dell'iscrizione, infatti, il 76% dei laureati sceglierebbe lo stesso corso e lo stesso ateneo.

Le performance sul mercato del lavoro
Per i geologi l’ingresso nel mercato del lavoro arriva in tempi inferiori rispetto alla media: oltre tre laureati su quattro hanno iniziato a lavorare dopo il conseguimento della laurea (77%) e la prima occupazione è raggiunta dopo 5,6 mesi (è 7,1 per i colleghi). È altrettanto vero che prima di svolgere la professione, molti sono impegnati in un’attività di formazione post laurea (76%): in particolare, stage in azienda (30,5%), ma anche collaborazioni volontarie (29%) o tirocini e praticantati (26%), tutte propedeutiche all'avvio della libera professione. E quando arrivano sul mercato del lavoro? A bene vedere la stabilità non è un problema: lo è l'82% (è il 70% per la media) e molti lavorano con contratti autonomi effettivi (73,5% contro il 23%). I loro settori di punta sono soprattutto nel privato (95,5% contro il 73% della media), soprattutto nel ramo delle consulenze (57%) o dell'edilizia (22%). A un lustro dal titolo portano a casa uno stipendio mensile netto inferiore alla media (1.089 euro netti mensili contro i 1.336 euro del complesso). Sono soddisfatti del lavoro svolto, tant'è che nel 93% dei casi il titolo è efficace per svolgere la professione.


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