Studenti e ricercatori

Da Napoli gli ingegneri delle auto del futuro

di Vera Viola

Con i suoi quasi 200 anni di storia, la Scuola Politecnica e delle Scienze di base di Napoli si prepara alla sfida del futuro: supportare con formazione, ricerca, tecnologie lo sviluppo del quarto capitalismo italiano emerso dalla crisi. Con attenzione e specializzazione particolare nei settori della meccanica e dell’auto.

L’iniziativa
La scuola - come è stato chiarito in occasione della presentazione dell’11° Master universitario di II livello in ingegneria dell’autoveicolo (Uninauto) di cui sta per essere pubblicato il bando - laurea circa 1200 ingegneri l’anno di cui 350 meccanici con una formazione specifica nel campo dell’automotive. Di questi, secondo dati Almalaurea, il 91% trova lavoro stabile entro un anno dalla tesi . «Le statistiche ci dicono - precisa il rettore della Università Federico II Gaetano Manfredi, presidente della Crui - che i nostri laureati sono molto apprezzati dalle aziende che li assumono, che le nostre percentuali di impiego sono alte, benché l’area in cui operiamo non sia di quelle che offrono maggiori opportunità di lavoro».

Il contenuto del Master
Il Master in ingegneria dell’autoveicolo è uno dei fiori all’occhiello dell’ateneo. «Con 11 edizioni - puntualizza il coordinatore Adolfo Senatore - abbiamo diplomato 200 giovani ingegneri. Di questi l’80% è stato assunto nelle imprese in cui ha fatto il tirocinio, il 95% nel settore automotive». La scuola Politecnica di Napoli, del resto, rappresenta il terzo bacino da cui attinge per le sue assunzioni Fca. «L’industria dell’auto ha sempre più bisogno di competenze - spiega Alfredo Altavilla, responsabile dell’area Emea di Fca group -. Il costo della ricerca nell’industria europea è passato dai 76 milioni del 2010 ai 122 del 2014. E continuerà a crescere. Ciò significa che ci sarà sempre più bisogno di risorse umane qualificate».

La sfida della meccanica
Dal mondo universitario napoletano un forte sostegno all’industria meccanica. «Settore strategico per l’Italia - sostiene il direttore del Sole 24 Ore, Roberto Napoletano -. In una Italia che con un debito pubblico di 2190 miliardi, pari al 132% del Pil, esce con difficoltà dalla crisi, registriamo un dato positivo: 410 miliardi di esportazioni, 100 miliardi del manifatturiero di cui il 60% dell’industria meccanica. Qualcosa di veramente unico per cui siamo conosciuti nel mondo». «Per i prossimi anni sarebbe richiesto un maggior numero di ingegneri - osserva Manfredi - ma il sistema universitario non ha la struttura per incrementare la formazione. Per vincere la sfida l’Italia deve rimettere la formazione al centro».


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