Studenti e ricercatori

Credito R&S ad alta compatibilità

di Alberto Sandalo

Credito d’imposta per ricerca e sviluppo a cumulabilità ampia. Spazio quindi alla possibilità di conciliare l’agevolazione con il patent box ma anche, tra gli altri, con i superammortamenti, l’Ace e il bonus Guidi-Padoan per l’acquisto di beni strumentali nuovi (articolo 18 del Dl 91/2014). È quanto emerge dalla circolare 5/E/2016pubblicata ieri, che interviene appunto sul credito per R&S previsto dall’articolo 3 del Dl 145/2013 e “rinnovato” dall’articolo 1, comma 35, della Stabilità 2015 (legge 190/2014).

Le sinergie

Il documento di prassi chiarisce che il credito di imposta può essere cumulato con altre forme di agevolazione. Quindi il “vicino” patent box ma anche i super ammortamenti e l’Ace. L’articolo 9 del decreto ministeriale del 27 maggio 2015 espressamente afferma poi la cumulabilità del credito per R&S con il «credito d’imposta per le nuove assunzioni di profili altamente qualificati» (articolo 24 del Dl 83/2012). Il principio guida è quindi quello della libera cumulabilità del credito d’imposta con altre misure di favore, fatte salve le eventuali limitazioni contenute nelle disposizioni istitutive di queste ultime.

Il tema è di particolare rilievo in riferimento alla compatibilità con il regime agevolativo del patent box. È la stessa circolare a evidenziare come le due misure rappresentino «strumenti sinergici» per l’incentivazione dell’attività di ricerca sviluppo: mentre il credito d’imposta agisce “a monte” sulle spese (e in modo incrementale, questo è stato sempre il suo “limite”), il patent box interviene “a valle” con l’esenzione (parziale: 40% per il 2016, 50% dal 2017 in avanti) dei redditi derivanti dalla proprietà intellettuale qualificata che le spese in R&S hanno contribuito a mantenere, sviluppare o accrescere.

La circolare precisa che i costi rilevanti ai fini dell’attribuzione del credito d’imposta rilevano per l’intero importo ai fini della determinazione del reddito detassato nel regime del patent box. Tali costi rientrerebbero così integralmente tra le spese “buone” al numeratore, con le spese complessive al denominatore e il parziale up-lift per migliorare il rapporto e avvicinarlo a «1».

Il chiarimento fuga ogni possibilità di distonia tra i due istituti. Non solo, il fatto che la descrizione delle spese rilevanti ai fini del credito d’imposta sia mutuata dalla comunicazione della Commissione europea 198/01 del 27 giugno 2014 rappresenta un indice di fondamentale importanza al fine della stessa identificazione delle spese rilevanti per il patent box.

I potenziali beneficiari

Il credito per ricerca e sviluppo riguarda le imprese, le reti di imprese, gli enti non commerciali e i consorzi che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo nel quinquennio 2015-2019. I costi agevolabili sono i costi relativi al personale altamente qualificato, le quote di ammortamento relative all’acquisizione o utilizzazione di strumenti e attrezzature da laboratorio e le spese di ricerca commissionate a università o enti di ricerca.

Il nuovo credito di imposta è più “libero”. Non è più soggetto al limite di capienza rappresentato dall’utilizzo dei fondi strutturali Ue ed è concesso in via automatica, senza la necessaria presentazione telematica di un’istanza.

Non si prevedono poi limiti di fatturato per le imprese (prima doveva essere inferiore ai 500 milioni di euro annui). Il credito concesso è pari al 25% delle spese incrementali in ricerca e sviluppo (cioè in eccedenza rispetto alla media delle spese sostenute nei periodi 2012, 2013 e 2014). Il credito sale al 50% per le spese relative al personale altamente qualificato e relative ai contratti di ricerca extra muros (con università, ma anche con start up innovative). L’importo massimo del credito può arrivare fino a 5 milioni (prima era la metà: 2,5 milioni) mentre l’importo minimo delle spese da effettuare scende a 30mila euro (prima era di 50mila euro).


© RIPRODUZIONE RISERVATA