Studenti e ricercatori

Gli «open badges» conquistano gli atenei: da Milano a Bari i primi passi per certificare le competenze

di Ludovica Ciriello

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Certificare le competenze trasversali acquisite tramite attività curricolari ed extracurricolari, rappresentarle e condividerle digitalmente al fine di essere più competitivi nel mercato del lavoro: oggi si può anche in Italia, grazie al sistema degli Obi (Open badges infrastructure), promossi dalla Mozilla Foundation nel 2011 e già utilizzati da più di 14mila organizzazioni in tutto il mondo.

Gli Open Badge
Gli Open Badge sono attestati digitali composti da una parte grafica e da una parte contenente meta-dati, che indicano la competenza acquisita, il metodo utilizzato per verificarla, l’indicazione di chi l’ha rilasciata e l’identità di chi l’ha conquistata. Questo sistema innovativo arriva da noi grazie al principale consorzio interuniversitario italiano: Cineca. È proprio dal dipartimento «Education» di Cineca, infatti, che nel luglio 2015 è nata la piattaforma «Bestr», che ha come prima funzionalità quella di erogare Badges. «Bestr - spiega Sandro Cacciamani, Responsabile degli Sviluppi Innovativi per Cineca - vuole essere un punto di incontro tra le imprese, gli enti formatori e il learner. Ci proponiamo, infatti, di valorizzare le competenze di ciascuno e mettere in relazione l’offerta formativa italiana con le esigenze di mercato», conclude. Per raggiungere tale obiettivo, la piattaforma - oltre ad integrare la formazione accademica - ha un focus specifico sulla Formazione Continua Non Formale e può essere utilizzata anche dalle aziende per segnalare il proprio fabbisogno di competenze, così che il sistema educativo, in questo caso formale, possa provvedervi. Diverse organizzazioni, enti o istituti utilizzano già la piattaforma. I principali fruitori di Bestr saranno, però, proprio gli atenei.

«BeBetween», il progetto firmato Bicocca
L’università Bicocca di Milano è il primo Ateneo italiano ad avvalersi del sistema degli Open Badge in chiave sperimentale e con contenuti specifici, attraverso il progetto «Bbetween»: letteralmente, “stai al centro”. Come a dire, spiega il Prorettore alla Didattica della Bicocca, Paolo Cherubini: «Che lo studente deve essere al centro tutte le attività proposte».
Bbetween è partito ufficialmente il 24 febbraio. Le iniziative del progetto sono, infatti, aperte a tutti i cittadini interessati. «I Badges attestano le competenze acquisite tramite le attività che organizziamo - dice Cherubini - e per quanto riguarda i nostri studenti, vengono inseriti anche nel loro Diploma Supplement. Inoltre, i ragazzi possono esporli sui Social Network e inserirli nel Cv online, così da aumentare la propria visibilità. Grazie a questo sistema superiamo, quindi, anche il metodo delle autocertificazioni, sostituendole con certificazioni rilasciate da enti qualificati».
Tanti i linguaggi che possono essere approfonditi grazie a Bbetween - che Cherubini ama definire «un collettore di attività culturali, pratiche e professionali» - dalle più classiche a quelle meno canoniche: c’è il corso di Scrittura, quello di Fotografia, il corso di Musica (diviso in tre livelli: principiante, intermedio e avanzato), gli appuntamenti con il Cinema in Lingua Inglese (organizzato in collaborazione con la Scuola Civica di Milano) e ancora tanto altro, tra cui appunto il ciclo Migrazioni e Confini (strutturato in conferenze e proiezioni di film) che ha dato il via al progetto, al cui ultimo incontro sarà ospite Emma Bonino. «Siamo positivamente stupiti - continua Paolo Cherubini - pensavamo infatti che, come tutte le cose nuove ed inusuali, anche Bbetween partisse piano. Invece, i corsi sono già tutti saturi».

Il progetto EduOpen e gli altri Atenei che utilizzano Bestr
Se la Bicocca è stata la prima ad utilizzare gli Open Badges in chiave sperimentale, non è però l’unico ateneo a pensare di utilizzare gli Obi.
Presso l’università Statale di Torino, ad esempio, è in fase di avviamento un progetto che si avvarrà della piattaforma Bestr per erogare Badges che certifichino le competenze, in particolare quelle digitali, che il personale acquisisce nella gestione del portale internet dell'Ateneo. L’università di Macerata, invece, usufruirà della piattaforma per sviluppare e certificare la formazione continua dei docenti, all’interno del corso di laurea di Scienze dell’Educazione. C’è poi il caso dell’università di Genova, dove, per il momento, gli Open Badge sono stati utilizzati per attestare la partecipazione – in qualità di speaker, organizzatori o pubblico – ad un Convegno Internazionale. E, ancora, anche all’università degli Studi dell’Insubria, alla Statale di Bari e all’università telematica della Sapienza si inizia a lavorare per utilizzare questo nuovo Standard internazionale di certificazione.
Infine, il 21 aprile, sarà lanciato «Eduopen»: un progetto, finanziato dal Miur, che coinvolge diversi atenei italiani e che mira a proporre lezioni in modalità telematica (i cosiddetti MOOCs) che spaziano dalla preparazione all’ammissione ai corsi di laurea, fino ai classici corsi di lingua inglese o di informatica. Mentre per la creazione dei Badges ci si appoggerà a Bestr, per l’erogazione delle lezioni telematiche, tutte gratuite, è stata creata un’apposita piattaforma.
«Sono due le motivazioni alla base di quest’idea - ha spiegato Tommaso Minerva dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, uno degli atenei aderenti al progetto -. La prima di tipo ideale: l’accesso alla formazione dovrebbe infatti essere universale, mentre inizia ad avere un costo non indifferente, e tramite EduOpen possiamo contribuire a risolvere il problema. La seconda, invece, è che in questo modo gli atenei hanno l’opportunità di mettere in evidenza le proprie eccellenze”.
Anche in questo caso, gli Open Badges sembrano riscuotere successo tra gli studenti. «Abbiamo fatto dei test per verificare l’utilità dei corsi e il gradimento da parte dei ragazzi - conclude, infatti, Minerva - e fino ad ora le risposte sono straordinarie. La percentuale di studenti che supera l’esame, subito dopo aver seguito il corso online, è altissima. Da qui, abbiamo capito che si tratta di uno strumento utile anche per ridurre i fuoricorso. Infine, nei test di valutazione, circa il 90% dei ragazzi ha valutato positivamente il progetto».


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