Studenti e ricercatori

Dal nutrizionista al controllo delle filiere produttive: ecco i nuovi sbocchi per i biologi

di Benedetta Pacelli

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Il biologo lascia la provetta e prova a ridisegnarsi nuove competenze. Perché tra provvedimenti legislativi che hanno messo in crisi la professione e congiuntura economica, i professionisti delle scienze della vita hanno dovuto dirottare necessariamente la visuale del loro campo di attività. Del resto se i tradizionali settori sono saturi, uno su tutti l’impiego nei laboratori di analisi, messo in crisi da un sistema tariffario ridotto al lumicino, è arrivato il momento di ridisegnare i riferimenti lavorativi, riconvertendo la professionalità e magari rispolverando vecchie competenze, mai utilizzate veramente.

Alcuni numeri
Secondo i dati forniti dall’Enpab, la cassa di previdenza di categoria, il reddito dei professionisti iscritti all’ente è sceso dal 2008 al 2014 di oltre il 10% e il volume d’affare più del 13 per cento. Peggio va se si guarda, poi, al volume di affari nel complesso, passato dagli oltre 55 mila euro nel 2008 per gli uomini, fino ai 475 mila per il 2014.
Non solo perché, fanno sapere dalla categoria, il comparto dei laboratori di analisi accreditati è quello che ha risentito più della crisi. Il ministero della Salute ha imposto negli ultimi anni un nuovo tariffario che prevede in media rispetto ai tariffari regionali del 1998 una drastica riduzione del 45 per cento. In questo modo il settore privato delle analisi di laboratorio è destinato alla chiusura.

Gli scenari futuri
A partire da questi dati quindi la categoria sta cercando di andare oltre e guardare a nuovi settori di attività. Dalla nutrizione alla sicurezza ambientale, dalle biotecnologie alla certificazione passando poi per la genetica forense e i beni culturali. Non più solo l’ inserimento professionale nel mondo della sanità, pubblica o privata, dell’insegnamento e della ricerca, ma nuovi scenari. E questa percezione è avvertita già con forza dagli iscritti, tanto che secondo i dati emersi nel primo osservatorio sulla professione elaborato dall’Enpab, le nuove tipologie di attività sono essenzialmente rappresentate dalle figure del biologo nutrizionista (26%), clinico (19%) e ambientale (9%) seguite poi dai soggetti destinati al controllo biologico delle filiere produttive (6%).

La biologia forense
È un altro grande bacino di attività, determinante per individuare il colpevole di un omicidio o anche nell'accertare una paternità ed essere così di supporto alla valutazione dei giudici, come consulenti tecnici di ufficio. Oltretutto, l'introduzione della legge 397 del 2000, che ha inserito nell'ordinamento penale il principio della «parità processuale tra accusa e difesa» (in pratica anche la difesa può avvalersi dell’ausilio di laboratori specializzati privati per condurre attivamente accertamenti), ha reso ancora più impellente il bisogno di professionisti qualificati in grado di fornire consulenze tecniche per gli studi legali.
In questo senso, per esempio, l’ordine nazionale per offrire ai biologi la possibilità di diventare esperti in genetica forense, ha attivato in convenzione con l'università Tor Vergata di Roma, una scuola permanente di biologia forense. Con una formazione a tutto tondo che affronta il tema da diversi punti di vista: dal ruolo del biologo nelle indagini di polizia giudiziaria agli strumenti utilizzati sulla scena del crimine per individuare elementi di prova biologici, per determinarne la natura e per l’estrazione da essi del Dna.


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