Studenti e ricercatori

AlmaLaurea: oltre 10 mesi per trovare il primo impiego

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Chi è e come si è comportato in aula durante gli studi universitari? E dove lavora esattamente? I dati AlmaLaurea scattano la fotografia del biologo dalle sue caratteristiche formative fino all’appeal riscosso sul mercato del lavoro.

In aula
Sono 240 laureati di secondo livello del 2009 che a cinque anni dalla conquista del titolo lavorano come biologi. Giovani che hanno conseguito nella totalità dei casi una laurea magistrale biennale iscrivendosi a un percorso di studi del gruppo disciplinare Geo-biologico (87,5%). A seguire questa strada sono prevalentemente le donne (rappresentano il 75% contro il 60% del complesso), che lavorano in larga parte al Sud (48% contro 21%).
Si tratta di laureati con alle spalle contesti famigliari meno avvantaggiati del punto di vista culturale (28 su cento hanno almeno un genitore laureato; è il 32% per il complesso dei laureati) e socio-economico (17 su cento provengono da classe elevata, contro il 26% complessivo) rispetto alla media dei loro colleghi.
E all’università come se la cavano? Conquistano il titolo a un’età media simile a quella dei loro colleghi di secondo livello: 27 anni (l’età media è di 27,2 anni) e nel 91% dei casi al più chiudono i libri entro un anno fuori corso (è l’83% per il complesso). Il voto medio di laurea è superiore a quanto registrato per il complesso dei laureati (110 contro 107,6) e nel loro curriculum non mancano di certo stage e tirocini compiuti durante gli studi (66% contro 53% della media), e qualche esperienza internazionale (10% contro il 20%.)
E se chiedi cosa pensano del percorso universitario concluso, lo promuovono: potendo tornare ai tempi dell'iscrizione, infatti, l'81% dei laureati sceglierebbe lo stesso corso e lo stesso ateneo.

Sul mercato del lavoro
Nella quasi totalità dei casi per i biologi l’ingresso nel mercato del lavoro arriva in tempi abbastanza lunghi: la prima occupazione, nonostante in molti abbiano iniziato a lavorare (76,5%) dopo il conseguimento della laurea, è raggiunta infatti in 10,7 mesi (è 7,1 per i colleghi).
A pesare è il fatto che la stragrande maggioranza di loro (87%) prima di entrare nel mercato del lavoro si è impegnato in un’attività di formazione post laurea: soprattutto stage in azienda (33,5%), ma anche collaborazioni volontarie (27%), tirocini e praticantato (17%) o scuole di specializzazione (17%), fondamentali per l'avvio dell'attività libero professionale, intrapresa dal 48% dei laureati (è il 23% per il complesso). Non a caso su un totale stabile del 71% (è il 70% della media) solo il 23% conta su un contratto a tempo indeterminato (è il 46% per la media).
E quando arrivano sul mercato del lavoro? A bene vedere i loro settori di punta sono quasi tutti nel settore del privato (82% contro il 73% della media), in particolare nel ramo della sanità (39%) e delle consulenze (27%). A un lustro dal titolo portano a casa uno stipendio mensile netto inferiore alla media (1.090 euro contro i 1.336 euro del complesso), ma sono molto soddisfatti del lavoro svolto.
In altre parole, fanno quello per cui hanno studiato (il 66% usa molto le competenze acquisite all'università contro il 51% della media), tant’è che nell’89% dei casi il titolo è molto efficace per svolgere la professione.


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