Studenti e ricercatori

Ingegneria, facoltà declinata al maschile

di Micaela Cappellini

C’è Samantha Cristoforetti, ingegnere prima ancora che icona 2015 dell’Italia nello spazio. C’è Chiara Molinari, capo della spedizione scientifica nella base di ricerca italo-francese in Antartide. E ci sono oltre 6.800 ragazze che in media si laureano in ingegneria ogni anno, in Italia.

Eppure, ingegneria continua a essere lontana anni luce dai sogni delle quindicenni: i dati dell’Ocse ci dicono che solo il 5% delle giovani a quell’età ha un obiettivo di carriera in questo settore. A 15 anni, invece, già il 18% dei ragazzi sogna di diventare ingegnere. E infatti, per 6.880 laureate in ingegneria all’anno, ci sono 20.600 maschi che escono dall’università con lo stesso titolo. Tra gli ingegneri italiani, insomma, le donne sono ancora una ogni quattro.

Perché le studentesse non sono attratte dalle materie scientifiche? A quale punto del loro percorso scolastico pensano di non avere le stesse capacità dei colleghi maschi?

Il Politecnico di Milano è uno dei templi più importanti in Italia per le Stem, le cosiddette materie scientifiche: science, technology, engineering e maths. Qui le cose vanno meglio rispetto alla media nazionale, ma di poco: stando ai dati, negli ultimi tre anni le studentesse iscritte sono state il 34,5% del totale. Una ogni tre. Certo, per alcune materie i risultati sono promettenti: ai corsi di laurea di Design, ad esempio, le ragazze sono il 60%, addirittura più dei maschi. Ad architettura sono praticamente alla pari, mentre il corso di ingegneria che ha più iscritte donne è Biomedica. Poi, però, cominciano le note dolenti: a ingegneria civile gli iscritti al Politecnico per il 2014 erano 122, le donne solo 27. A informatica i maschi iscritti erano 171, le femmine 23. A ingegneria meccanica 259 contro 19. Fanalino di coda l’aerospaziale, con buona pace di Astrosamantha: uomini 67, donne solo 8.

«Quando mi sono iscritta io al Politecnico, di donne eravamo solo quattro, e non c’erano nemmeno le toilette femminili». Donatella Sciuto è prorettore del Politecnico di Milano, e ha una sua teoria: «A un certo punto, tra i ragazzi si crea un divario che porta i maschi verso le materie scientifiche e le femmine verso quelle umanistiche. Si tratta di messaggi impliciti, aspettative che insegnanti e genitori, magari inconsapevolmente, trasmettono alle ragazze in merito al ruolo che donne e uomini dovrebbero avere nella società».

Quel che occorre, allora, è proporre nuovi modelli. Da due anni, ad esempio, il Politecnico di Milano porta avanti il progetto “Le ragazze possono”, in collaborazione con la Fondazione Politecnico e Aidia (l’Associazione nazionale donne ingegneri e architetti), per incoraggiare le ragazze a scegliere un percorso di laurea Stem (primo appuntamento domani a Milano, informazioni su www.leragazzepossono.org). Tra l’altro, il progetto del Politecnico fa parte del programma “Le studentesse vogliono contare - Il mese delle Stem”, lanciato dal ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca per promuovere la scienza e l’innovazione oltre gli stereotipi di genere. Da oggi fino all’8 di aprile, per un mese, le scuole di tutta Italia potranno collegarsi alla piattaforma del progetto per offrire gratuitamente ai propri studenti giochi di matematica, video e concorsi. Qualche ragazza potrebbe scoprire in sé abilità insospettate.


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